Secondo il generale de Gaulle, “I trattati sono come le giovani ragazze e le rose: durano finché durano”. A questo proposito, la NATO sembra appassire piuttosto in fretta. La guerra israelo-americana contro l’ Iran ha aperto (o rivelato) divisioni che potrebbero rivelarsi fatali.
Questa settimana, nel primo appello di questo tipo proveniente dalla destra europea, Tino Chrupalla, portavoce federale del partito tedesco Alternativa per la Germania (AFD), ha dichiarato :
“Cominciamo a mettere in pratica ciò che il nostro programma di partito afferma: il ritiro di tutte le truppe statunitensi dalla Germania”.
Ha affermato che la Germania non può definirsi un paese veramente sovrano finché ospita basi straniere sulle quali non ha alcun controllo reale.
Chrupalla ha elogiato l’azione del governo spagnolo nel chiudere le basi statunitensi e lo spazio aereo spagnolo alla partecipazione alla guerra con l’Iran: “Alle navi battenti bandiera spagnola è consentito attraversare lo Stretto [di Hormuz]. Perché agli spagnoli è permesso attraversarlo? Perché la Spagna ha chiuso le sue basi per la guerra con l’Iran. Ed è assolutamente giusto”.
Questa è una chiara risposta all’ultima affermazione del presidente Trump, secondo cui “paesi come il Regno Unito”, che si sono rifiutati di farsi coinvolgere nella guerra con l’Iran, dovrebbero “andare a procurarsi il petrolio da soli”. L’Iran, infatti, ha permesso il passaggio di navi cariche di petrolio destinate a paesi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz.
Comprensibilmente, però, Teheran non considera veramente “neutrali” i paesi europei che ospitano basi da cui gli Stati Uniti attaccano l’Iran. Se la guerra dovesse continuare e la carenza di energia in Europa dovesse peggiorare, le richieste ad altri paesi europei di seguire l’esempio della Spagna si intensificheranno inevitabilmente. Il destino degli Stati arabi del Golfo in questa guerra ha evidenziato i rischi di ospitare forze militari straniere che non si controllano.
Più a lungo si protrarrà la guerra con l’Iran, maggiore sarà la pressione in Europa per raggiungere un accordo con l’Iran, soprattutto se le istituzioni europee giungeranno alla convinzione che la garanzia NATO di protezione militare statunitense non sia più valida.
Francia e Italia stanno effettivamente iniziando a muoversi in questa direzione. L’Italia ha negato il permesso di rifornimento agli aerei statunitensi diretti al fronte. La Francia ha chiuso il suo spazio aereo ai voli statunitensi legati alla guerra. La risposta di Trump è stata prevedibilmente furiosa: ha scritto che “gli Stati Uniti si ricorderanno” della mancanza di aiuto da parte della Francia e ha avvertito Gran Bretagna e Francia che “dovrete imparare a combattere da soli, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi”.
Questo nonostante il fatto che la Gran Bretagna abbia permesso agli Stati Uniti di utilizzare le sue basi per attacchi contro l’Iran, ufficialmente solo quelle a “difesa” dello Stretto di Hormuz, ma chi controlla?
In modo più misurato, ma forse anche più minaccioso, il Segretario di Stato Marco Rubio ha affermato : “Se la NATO si limita a difendere l’Europa in caso di attacco, negandoci poi il diritto di stabilire basi quando ne abbiamo bisogno, non si tratta di un buon accordo. È difficile continuare a farne parte e affermare che sia vantaggioso per gli Stati Uniti . Quindi tutto ciò dovrà essere riesaminato”.
La NATO ha ovviamente già attraversato delle crisi in passato. Il presidente Eisenhower pose fine all’occupazione anglo-francese di Suez nel 1956 attraverso pressioni economiche. Il presidente Johnson si infuriò per il rifiuto britannico di inviare truppe in Vietnam . Gli Stati Uniti si opposero fermamente alla creazione della rete di gasdotti dalla Siberia all’Europa negli anni ’70. Francia e Germania suscitarono grande ira da parte dell’amministrazione Bush rifiutandosi di partecipare all’attacco all’Iraq nel 2003.
Questa crisi, tuttavia, appare decisamente peggiore. A parte Suez (dove furono gli Stati Uniti a porre fine alla guerra), nessuno di questi casi ha toccato gli interessi vitali dell’Europa o degli Stati Uniti. Dal punto di vista statunitense, Washington era ben consapevole che la partecipazione europea alle guerre in Vietnam e in Iraq sarebbe stata comunque quasi del tutto simbolica. Al contrario, una mossa europea unitaria per chiudere lo spazio aereo ai voli statunitensi avrebbe compromesso in modo critico la campagna americana contro l’Iran.
Sul fronte europeo, nessuno dei precedenti scontri con gli Stati Uniti ha avuto conseguenze dirette e ovvie per le economie e i sistemi politici europei. La guerra con l’Iran rischia di provocare una depressione economica che a sua volta potrebbe alimentare la radicalizzazione e la polarizzazione in Europa.
Infine, nel caso della guerra in Iraq, l’amministrazione Bush aveva almeno dato l’impressione di consultarsi e di fornire una giustificazione razionale. L’ amministrazione Trump ha invece lanciato l’attacco all’Iran senza alcuna consultazione con gli alleati della NATO, e sulla base di giustificazioni incoerenti e palesemente false.
Nel loro rifiuto di partecipare alla guerra contro l’Iran, i governi dell’Europa occidentale godono di un solido sostegno da parte delle proprie popolazioni, dove ampie maggioranze in ogni paese si oppongono alla campagna israelo-americana. L’opposizione pubblica europea alla guerra è stata notevolmente accresciuta dalla profonda impopolarità personale di Trump in Europa e dai suoi insulti volgari contro i paesi europei. Questo è stato un fattore chiave nello spingere i movimenti populisti di destra come l’AfD a prendere le distanze o ad opporsi alla guerra.
In quanto movimenti che si autodefiniscono patriottici, non possono permettersi di schierarsi dalla parte di chi attacca le proprie nazioni. Nel caso della Gran Bretagna, il paese NATO più istintivamente filoamericano, Trump ha suscitato indignazione con i suoi insulti alle forze armate britanniche, costringendo persino i partiti di opposizione a difendere il Primo Ministro Keir Starmer quando Trump lo ha insultato personalmente. Quasi il 60% degli intervistati britannici in un sondaggio si oppone all’utilizzo da parte degli Stati Uniti delle basi britanniche per la guerra.
Alla base di queste reazioni europee si cela anche la crescente impopolarità di Israele tra la popolazione europea, soprattutto tra le giovani generazioni. Già prima dell’attacco all’Iran, le atrocità israeliane a Gaza avevano indotto il 63-70 % degli intervistati europei ad avere un’opinione sfavorevole di Israele. Un dato significativo per il futuro della politica europea è che queste percentuali risultano considerevolmente più elevate tra i giovani.
Uno dei principali ostacoli al distanziamento dell’Europa da Washington è stata la guerra in Ucraina , i timori europei di un attacco da parte della Russia e il conseguente desiderio di un continuo sostegno militare statunitense. Tuttavia, come dimostrano sia gli interessi russi sia la lentezza esasperante e i costi spaventosi della guerra di terra russa contro l’Ucraina , questa presunta minaccia russa è del tutto ipotetica e grossolanamente esagerata; mentre la minaccia della guerra con l’Iran per le economie europee è fin troppo reale e imminente.
Più a lungo si protrarrà la guerra con l’Iran, maggiore sarà la pressione in Europa per raggiungere un accordo con l’Iran, soprattutto se le istituzioni europee giungeranno alla convinzione che la garanzia NATO di protezione militare statunitense non sia più valida.
Infine, resta da vedere cosa farà Trump dopo la guerra con l’Iran. È stato suggerito – speriamo erroneamente – che un modo per distogliere l’attenzione dal fallimento in Iran, e ottenere in qualche modo un risarcimento, potrebbe essere quello di impadronirsi della Groenlandia . Questo porrebbe fine alla NATO, poiché nessuna alleanza può sopravvivere a un attacco aperto del suo membro principale contro un altro; e dopotutto, la Russia non ha rivendicato un solo centimetro di territorio NATO.
Se gli Stati Uniti smettessero di difendere l’Europa e la attaccassero invece, e l’Europa smettesse di fungere da base di appoggio per la proiezione di forza statunitense in altre parti del mondo, allora verrebbero meno le ragioni fondamentali dell’esistenza della NATO.
https://www.asterios.it/catalogo/dalla-grande-guerra-alle-guerre-continue
«Pólemos è padre di tutte le cose, di tutte re».
Recita uno dei più controversi frammenti del filosofo greco Eraclito che ammonisce come la guerra «gli uni disvela come dèi e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi gli altri liberi» (Fr. 32). Dalla guerra di Troia alla Primo conflitto mondiale, un’ombra oscura ha accompagnato la ambigua relazione tra pólis e pólemos che ha segnato la storia europea. Proprio lo studio di questa, infatti, sembra risolversi in una lunga teoria di tragici eventi bellici, ed i pochi capitoli riservati alla pace appaiono per lo più periodi di transizione, mere tregue come sottolineava Thomas Hobbes, brevi preludi all’inevitabile scatenarsi degli eventi.
L’ identità sociale e politica occidentale a partire da quell’Iliade, che di quella può essere letta come il primo racconto di formazione, sembra allora fondarsi su una contiguità tanto contraddittoria quanto ineludibile con la guerra. Le stesse nozioni di isonomia e isegoria che vengono poste a fondamento della pólis, ricorda Hannah Arendt, trovano la loro fonte giuridica nel rapporto tra eguali che caratterizzava le assemblee degli eroi omerici.