Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è stato naturalmente associato, fin dall’inizio, al dilaniante quesito di chi effettivamente ne benefici e di chi sopporti le conseguenze del suo uso. Non voglio qui addentrarmi in tematiche di carattere politico, sociologico ed economico, che in ogni caso non mi sono familiari. Ovviamente, se parliamo di singoli individui, i responsi di carattere emozionale derivanti dall’uso dell’intelligenza artificiale saranno diversi a seconda di diversi fattori, categorizzare i quali è certamente arduo. Rimane molto pericoloso, in quanto si presta a manipolazioni di vario tipo, dedicarsi ad un’analisi campionaria a livello personale e puramente psicologico, che prescinda da istruzione, condizioni economiche e sociali, ecc.
Fatalmente, l’intelligenza artificiale, pur così utile per fini frugali, familiari, spiccioli, è naturalmente associata, da parte dei malpensanti o semplicemente degli ignoranti, diciamocelo, ad una sottovalutazione del lavoro intellettuale. Quello che costoro si aspettavano e si aspettano!
A cosa serve che io legga, studi, mi prepari su un determinato argomento, se posso semplicemente interpellare ChatGPT o Gemini o quant’altro? Otterrò comunque dei contenuti interessanti, abbastanza esaurienti. E se non sono il massimo che posso ottenere, chi se ne importa? Avrò comunque guadagnato il tempo che avrei sprecato (a questo punto) per informarmi, leggere, consultare manuali, ecc. Il resto, in fondo, è sofisticazione intellettuale, roba da professori o addirittura professoroni, magari di sinistra, funziona talmente bene l’associazione… Ovviamente, tutto il linguaggio che sto usando non potrebbe essere adottato da costoro ma tant’è. Basterà una crassa risata ignorante e l’equilibrio sarà ristabilito.
La ricerca del meglio, nel senso della conoscenza maggiormente prominente e adeguata, tesa ad arricchire lo stato dell’arte di un certo argomento, può benissimo essere sacrificata. Anzi, meglio così! L’intellettuale è inutile, non produce nulla, si bea delle sue masturbazioni cerebrali, vuole strafare, pretende di sapere di più, fa sfoggio di cultura non richiesto. Di più, vuole prevaricare, esercita implicitamente una prepotenza derivante da una pretesa, comunque inutile, superiorità intellettuale, inaccettabile in ogni caso!
Non posso evitare di menzionare che un approccio di questo tipo non è trasversale ma appartiene ad una “covata” molto diffusa che predilige, almeno implicitamente, una pretesa aristocrazia della conoscenza, scollegata dal merito, dal lavoro, dall’impegno, dal sacrificio, invece maggiormente connessa al censo, al privilegio, al potere, o, diversamente, al compiacimento del più forte. Credo che ci siamo capiti… Si tratta di un preteso elitarismo della conoscenza, che affonda le sue radici nel pensiero di destra, tanto celebrato quanto vacuo o peggio.
In generale, un’analisi accurata delle narrazioni dei mezzi di comunicazione di massa rivela che l’intelligenza artificiale porta ad una divisione tra un immaginario utopistico, connesso a leadership ed efficienza economica, e un immaginario distopico, relativo a sorveglianza e diseguaglianza.
La polarizzazione di queste due visioni antitetiche, riferibili a impostazioni politiche diverse, può provocare l’attivazione di differenti visioni ideologiche, dipendenti anche da contesti e motivazioni di carattere morale.
Sì, l’intelligenza artificiale mediamente funziona ma non certo per determinati contenuti di carattere più sofisticato, diciamo. Ho constatato che anche nella ricerca storiografica vige una latitanza di profondità e un’aderenza a convenzionalità consolidate, che non escono da elencazioni e classificazioni in qualche modo “telefonate”. Insomma, ritroviamo in buona sostanza quello che sapremmo dopo una ricerca “manuale” un po’ più lunga e articolata.
Ma il campo in cui l’intelligenza artificiale maggiormente fallisce è quello scientifico. Gli aspetti costruttivi della matematica, ad esempio, sono al di fuori delle sue capacità, anche se bisogna riconoscere che l’intelligenza artificiale potrebbe individuare connessioni inaspettate tra diverse discipline, apparentemente non connesse.
Sicuramente, quello che non si potrà pretendere è una costruzione dimostrativa matematica nuova ben fondata, soprattutto di tipo per così dire “fondazionale”, che necessariamente dovrà essere controllata e verificata puntualmente dall’essere umano. Meno male!
Rimane un aspetto per così dire suggerente di contenuti, anche molto complicati, la cui importanza non può, a questo punto, essere sottovalutata e che potrebbe rivelarsi, alla lunga, molto vantaggioso anche in campo scientifico.
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