L’effetto del cambiamento climatico sull’economia italiana, parte 2: Politica

Autori: Matteo Alpino, Luca Citino, Guido de Blasio, Federica Zeni

I paesi dell’UE si sono impegnati a raggiungere l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050, ma è improbabile raggiungere questo obiettivo esclusivamente attraverso le forze di mercato. Questo secondo articolo esamina le politiche cruciali che sono sotto esame pubblico. I risultati rivelano che i responsabili politici possono svolgere un ruolo fondamentale nella mitigazione delle emissioni e nell’affrontare le conseguenze distributive di ciò.

L’effetto del cambiamento climatico sull’economia italiana, parte 1: I danni

L’accordo di Parigi ha segnato una pietra miliare significativa in quanto i paesi dell’UE si sono impegnati a raggiungere zero emissioni nette di gas a effetto serra (GHG) entro il 2050, per avere la possibilità di limitare l’aumento della temperatura di 1,5°C. A differenza del caso delle precedenti transizioni energetiche, motivate dalla convenienza economica e associate all’aumento del consumo di (diversi) combustibili fossili, il raggiungimento di questo obiettivo richiede la sostituzione totale di una fonte energetica con un’altra ed è motivato dalle preoccupazioni per le generazioni future (FMI 2022). È improbabile che le sole forze di mercato raggiungano questo obiettivo e spetta ai responsabili politici fornire forti disincentivi economici per rendere i combustibili fossili meno convenienti e l’energia pulita più accessibile (ad esempio van der Ploeg e Venables 2023).