Quando si rideva al cinema

 

Nel secolo del cinema e delle immagini in movimento può essere curioso osservare come due grandi filosofi del primo Novecento abbiano dedicato attenzione al comico. Osservava Henri Bergson: “I personaggi della vita reale non ci farebbero mai ridere se noi non fossimo capaci di assistere alle loro vicende come a uno spettacolo visto dall’alto di una loggia”; per Sigmund Freud “La sua funzione, per prima cosa, consiste nel liberare le inibizioni interne e nel rendere fertili le sorgenti del piacere che prima erano inaccessibili a causa di quelle inibizioni” quasi ci liberassimo, grazie a ciò che è l’immagine in movimento, dalle nostre catene inconsce.

Totò ha detto “Non si può essere un vero comico senza aver fatto la guerra con la vita, non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l’amore senza speranza, la disperazione della solitudine, la vergogna dei pantaloni sfondati e il desiderio di un caffelatte”.

La sorpresa è l’elemento principale, l’insolito la nostra forza e l’originalità il nostro ideale. Buster Keaton