Uomini sulla luna, 21 luglio 1969
La luna da sempre e per sempre ha affascinato e affascinerà il genere umano. Metterci i piedi sopra è comunque un altro discorso. Sugli schermi in questi giorni dopo l’allunaggio di 55 anni fa, il film Le due facce della luna (Fly me To the Moon, 2024) di Greg Barlanti, attraverso la commedia e l’ironia fa da spartiacque – salvando capre e cavoli – tra le teorie negazioniste e quelle della NASA. In grado, comunque, di rievocare il clima politico dell’entourage del presidente Nixon (era stato eletto il 5 novembre del 1968), determinato a mostrare al mondo – con ogni mezzo a disposizione, oltre l’etica o la verità si sarebbe dimostrato con Watergate – che l’America vinceva la gara spaziale con l’Unione Sovietica, oltremodo necessaria, poiché la guerra nel Vietnam stava provocando un’ondata di antiamericanismo in tutto il mondo. Nel film viene chiamata un avvenente manager a preparare all’evento che dovrà dare prestigio all’intera umanità. Così viene previsto di girare un filmato del finto allunaggio. Una finzione voluta dai vertici politici per rendere “credibile l’incredibile” e trasmetterlo al mondo e all’elettorato americano, qualora fosse nella realtà fosse fallita la missione. La battuta, mentre si gira con un regista isterico e attori così così “Dovevamo chiamare Stanley Kubrick”, già ci porta nella leggenda che sia stato realizzato proprio da lui ciò che ci hanno fatto vedere nel luglio del 1969. Aveva avuto la collaborazione-consulenza della Nasa – nel segreto dei media – durante i due anni precedenti alla preparazione di 2001 Odissea nello spazio, uscito nel 1968.