Platone “spara” alla Realpolitik

 

«Dimmi, quindi, Trasimaco, è questo che intendevi con giustizia, ovvero l’interesse del più forte secondo il suo giudizio, indipendentemente dal fatto che gli sia effettivamente vantaggioso o meno?» Questa domanda cruciale relativa all’ontologia dell’interesse è posta da Platone nel suo libro “La Repubblica” (340c). L’interesse, come lo giudica chi agisce in quel momento, in quanto soggetto politico, o l’interesse come potrebbe essere definito e compreso in termini oggettivi, nel contesto di un pensiero filosoficamente rigoroso?


La lettura di acro-polis.it, Quotidiano di idee, per la Libertà, la Pace e la Giustizia sociale e climatica è gratuita, ma la pubblicazione non è gratuita, ha dei costi. Se ti piace il contenuto:

Aiutaci a rimanere Paywall-free ♥ Contribuisci acquistando i volumi delle nostre collane di libri su carta, e delle edizioni di www.asterios.it


 

Questa domanda ontologica politicamente cruciale, posta da Platone, è stata taciuta e ignorata da Tucidide, Demosthenes, Niccolò Machiavelli e dai cosiddetti realisti politici del XX secolo. Gli Ateniesi di Tucidide distrussero i Milesi in nome e per il bene della politica del potere (power politics), ma, alla fine, nonostante la loro cinica fede nella “politica del potere”, o piuttosto a causa di essa, commisero un errore distruggendo i Milesi. Il fatto di non aver riflettuto a fondo sulla questione ontologica dell’interesse costò caro agli Ateniesi anche a livello pratico, militare e politico.