Internet è esploso in una condanna del manifesto di Palantir. Comprensibilmente. Si tratta della dichiarazione pubblica di un’azienda privata di voler assumere il controllo dei sistemi governativi e dettare le politiche. È l’ammissione da parte di un gruppo concreto di avere il potere sufficiente per affermare apertamente le proprie pretese.
Attraverso diverse forme di analisi, ho sostenuto quello che considero uno dei principali motori degli eventi negli Stati Uniti e, per estensione, in gran parte del mondo negli ultimi anni. Una nuova classe di persone ha raggiunto i vertici del potere grazie allo sviluppo di nuove tecnologie digitali che hanno permesso loro di accumulare enormi ricchezze e, tramite l’implementazione di tali tecnologie, una notevole influenza.
Il modo in cui lavoriamo, comunichiamo, consumiamo, viaggiamo e persino ci riposiamo è ormai mediato dalle loro tecnologie. Questo non solo permette ai proprietari di tali tecnologie di ricavarne un profitto e monitorare il nostro comportamento, ma anche di influenzarlo. Siamo diventati dipendenti dai loro dispositivi hardware e software per svolgere anche le attività quotidiane più semplici, come controllare le previsioni del tempo.
Le persone che hanno sviluppato e gestiscono queste tecnologie non costituiscono un gruppo astratto. Ci sono innumerevoli operai anonimi, quadri intermedi e piccoli imprenditori – ho parenti coinvolti – che si limitano a svolgere il proprio lavoro. Ma esiste anche un gruppo ben definito, con alcuni volti molto noti, come Peter Thiel, Elon Musk, Jeff Bezos o Mark Zuckerberg, e altri meno conosciuti, come Alexander Karp (anche se è desideroso di essere annoverato tra i più noti), David Sacks, Balaji Srinivasan o Palmer Luckey.
Alcuni, come Zuckerberg o Bezos, sarebbero meno motivati da ragioni ideologiche, ma gravitano comunque attorno al gruppo centrale e ne seguono le orme. Si pensi, ad esempio, al video pubblicato da Zuckerberg dopo la rielezione di Trump, in cui faceva marcia indietro su alcune delle precedenti politiche della sua azienda per conformarsi alla nuova amministrazione, sostenuta proprio da questo gruppo ristretto.
Questo gruppo centrale è una rete affiatata di fondatori, investitori di capitale di rischio e pensatori – tra cui Nick Land e Curtis Yarvin – che controllano alcune delle più grandi aziende di hardware e software, fondi di venture capital e società mediatiche. Hanno i loro think tank, solitamente sotto forma di podcast, come l'”All-In Podcast”, ma pubblicano anche libri e articoli e sostengono istituzioni pubbliche, politici e campagne. Hanno un’idea ben precisa – sebbene, come in ogni gruppo, esistano diverse correnti di pensiero – di come sia il mondo e di come la società dovrebbe funzionare.
Il nucleo ideologico di questo gruppo – spesso definito “Thielverse” o “Nuova Destra” della Silicon Valley – è una sintesi di ottimismo tecnologico radicale, profondo scetticismo nei confronti della democrazia moderna e desiderio di ricostruire il mondo attraverso l’“Exit” piuttosto che attraverso le riforme (ovvero, l’accelerazionismo). Sostengono politici che potrebbero aiutarli a raggiungere questi obiettivi, come ad esempio Donald Trump, e nutrono un impegno ideologico nei confronti di Israele.
Attraverso le loro aziende e i loro finanziamenti, hanno esteso la loro influenza al governo degli Stati Uniti. Hanno contribuito a finanziare la campagna di Trump e hanno fatto sì che JD Vance, da tempo protetto e collaboratore di Thiel, diventasse vicepresidente. In cambio, hanno ottenuto l’accesso a dati sensibili dei cittadini tramite il DOGE, a informazioni classificate attraverso contratti federali e di difesa per le loro aziende, come Anduril o Palantir, e a finanziamenti governativi per costruire i loro meccanismi di controllo: centri dati e algoritmi computazionali. Sono diventati parte integrante del complesso militare-industriale, creando un’alleanza tra Tel Aviv, Washington e la Silicon Valley.
È in questo contesto che va compreso il manifesto recentemente pubblicato da Palantir. Non si tratta semplicemente di un prolisso memorandum volto a conformarsi a una tendenza ideologica del momento, come accadeva qualche anno fa per molte aziende che pubblicavano dichiarazioni di intenti che includevano la tutela dell’ambiente o la “diversità”. Si tratta piuttosto della loro agenda politica espressa attraverso la dichiarazione di intenti di una delle loro principali società, che sta diventando talmente indispensabile al governo da rendere difficile distinguere dove finisce l’una e inizia l’altra.
https://www.acro-polis.it/2026/04/21/il-manifesto-di-palantir-per-il-dominio-delloccidente/?preview_id=36371&preview_nonce=03da28cbdf&_thumbnail_id=36384&preview=true
Sono state condotte analisi approfondite sul contenuto del manifesto di Palantir. Ad esempio, Varoufakis si è preso la briga di spiegare il vero significato di ciascuno dei 22 punti. Secondo lui, il vero significato del primo punto è:
La Silicon Valley ha un debito incommensurabile nei confronti della classe dominante che ha salvato i banchieri criminali che hanno rovinato la vita della maggior parte degli americani. L’élite ingegneristica della Silicon Valley difenderà quella classe dominante fino alla morte (letteralmente!), in nome della maggioranza degli americani che trattano con disprezzo, ovvero come bestiame che ha perso il suo valore di mercato.
Questo mette in luce una dinamica molto interessante che Varoufakis ha approfondito altrove. Ci torneremo in seguito. Continuiamo con quanto affermato da Arnaud Bertrand :
In sostanza, promuovono una visione del mondo basata sullo scontro di civiltà, in cui esiste un “loro” – i presunti nemici della civiltà occidentale, le cui culture il documento classifica come inferiori – e un “noi” che deve smettere di indulgere in una decadente moderazione e investire massicciamente in armi basate sull’intelligenza artificiale e software di difesa (il che, guarda caso, rende il catalogo prodotti di Palantir la cura per la civiltà).
Credo che questo sia il risultato del pensiero binario – 0 e 1 – che è alla base della loro visione del mondo. In fondo, sono solo ingegneri del software glorificati. Un altro utente di X aggiunge, commentando una delle frasi del manifesto:
“Il potere coercitivo in questo secolo si baserà sul software” è la frase chiave dell’intero manifesto, perché è qui che Karp rivela la vera tesi: afferma che chiunque controlli il livello software della difesa nazionale, controlla la nazione stessa.
Christophe Boutry, scrivendo in francese (traduzione automatica), affina ulteriormente tale concetto:
Quando un’azienda privata si prefigge la missione di definire chi debba essere sorvegliato, preso di mira, previsto e neutralizzato, e al contempo pubblica un testo che spiega perché contestare tale decisione rappresenterebbe una debolezza di civiltà, non ci troviamo più nel contesto di una strategia aziendale. Siamo di fronte alla privatizzazione della sovranità. Il diritto di decidere chi sia il nemico – che è sempre stato il gesto politico fondante degli Stati – viene acquistato da una società quotata al Nasdaq.
Infine, Alexander Dugin, dopo aver definito il manifesto “Satanismo puro. Ayn Rand. La conclusione logica dell’era capitalista”, afferma che:
Il tecnofascismo è in ascesa. Le maschere sono cadute. Palantir parla apertamente dei suoi piani. Ciò significa che hanno già raggiunto posizioni di rilievo nella governance mondiale.
Quando identifichiamo questi diversi punti di analisi come riferiti a un unico gruppo, e non a un’entità astratta, lo schema diventa più chiaro e l’immagine comincia a delinearsi:
Le élite del sistema, sia in ambito politico che finanziario, investirono nello sviluppo di una nuova base industriale digitale in grado di sostituire la capacità produttiva perduta. Questa base industriale digitale aveva sede nella Silicon Valley, che vantava una lunga tradizione di innovazione tecnologica. Gli investimenti si susseguirono a ondate. Ad esempio, negli anni ’60, la NASA si rifornì del 60% dei circuiti integrati necessari per la corsa allo spazio da aziende con sede in quella zona.
La rivoluzione digitale, innescata dai personal computer, da Internet e dagli smartphone, ha visto anche ondate esplosive di investimenti e il consolidamento di alcune aziende. Ma questa era ancora l’era dell’hardware. I profitti derivavano, principalmente, dalla vendita di dispositivi. E questa era limitata dalla capacità produttiva, dalle catene di approvvigionamento globali e dalla domanda dei consumatori.
Con l’inizio del nuovo secolo, dopo la bolla delle dot-com, si è sviluppato un modo nuovo e più efficiente per continuare a sostenere l’economia di mercato: il Software as a Service (SaaS), l’economia delle app e l’ascesa dei social network. Qui si è presentata un’opportunità di crescita non vincolata dalle sfide precedenti. Nel 2008, dopo la crisi e per evitare il collasso finanziario, banche e fondi di investimento sono stati salvati con i soldi dei contribuenti. Si trattava di denaro che è stato investito nella Silicon Valley. È a questo che si riferiva Varoufakis e che ha fatto esplodere la Silicon Valley, con aziende che non producevano nulla di fisico e che venivano valutate miliardi di dollari.
Alcuni di questi ingegneri, fondatori e investitori di capitale di rischio, che si conoscevano tra loro, avevano accesso a ricchezze incredibili e si trovarono in contatto con l’élite del potere. Non solo per via della ricchezza, ma anche perché le tecnologie che stavano sviluppando erano uno strumento estremamente utile per lo Stato. Questa classe – che alcuni definiscono la “mafia di PayPal” perché alcuni dei suoi membri, come Thiel e Musk, hanno fondato l’azienda – si è affermata con una visione del mondo diversa sia da quella dell’industriale tradizionale che da quella del finanziere globalista.
Credevano che la tecnologia fosse la soluzione ai problemi sociali, che consideravano il riflesso della stagnazione dello Stato. Credevano che la tecnologia potesse superare l’uomo, quindi dovevamo fonderci con essa. Credevano che la tecnologia digitale potesse ricostruire il mondo in modo migliore, ma per farlo, doveva prima essere portata al collasso. Consideravano tutto ciò inevitabile. Era la cultura della “disruption”.
Alla base di queste idee, che si sono evolute in una vera e propria visione del mondo, con Peter Thiel che arriva persino a parlare dell’anticristo, c’è una comprensione binaria del mondo. Non è nemmeno numerica in senso matematico; si basa letteralmente su 0 e 1.
Ad esempio, al centro di tutto c’è quella che chiamano l’ipotesi di stagnazione “da zero a uno”. Sostengono che il mondo occidentale si trovi in uno stato di stagnazione tecnologica e culturale dagli anni ’70. Mentre abbiamo assistito a enormi progressi nel campo dei “bit” (computer e internet), abbiamo fallito in quello degli “atomi” (energia, trasporti e medicina). Rifiutano l’incrementalismo e credono che l’unico modo per salvare la civiltà sia attraverso il progresso verticale, ovvero creando cose completamente nuove (da 0 a 1) piuttosto che limitarsi a ottimizzare ciò che esiste (da 1 a N).
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Poiché i processi mentali di questo gruppo si basano su un sistema binario, la loro visione del mondo è incredibilmente ristretta: o sei con noi o sei contro di noi. E se sei contro di noi, abbiamo il diritto di controllarti, detenerti o ucciderti. Per fare ciò, costruiremo gli strumenti e il sistema che lo consentiranno. Ma non stanno costruendo un nuovo sistema, si limitano a semplificare fino all’assurdo quello attuale, riducendolo alla dicotomia 0 e 1.
Gli esseri umani sono creature basate sul linguaggio. Per immaginare un futuro diverso, dobbiamo essere in grado di esprimerlo a parole. Avete mai sentito parlare Thiel o Musk? Borbottano.
L’ascesa di questo gruppo sta provocando un riassetto dell’élite di potere del sistema. Per occupare le loro posizioni, stanno scalzando altri, creando attrito che si ripercuote poi sull’intero sistema. Ma il sistema scarterà gli inutili, si adatterà e andrà avanti. Credo che questa sia la causa di gran parte di ciò che stiamo vedendo accadere negli Stati Uniti e, per estensione, a causa del declino della loro influenza, nel mondo.
Il manifesto di Palantir è il programma di una nuova classe che sta riconfigurando i vertici della struttura di potere del sistema, e si sente abbastanza sicura da dichiararlo pubblicamente.
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