L’8 maggio ricorreva l’81° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. In oltre 150 città tedesche, quel giorno gli studenti sono scesi in strada invece di andare a scuola per protestare contro il ritorno dell’obbligo militare. Dopo il 5 dicembre 2025 e il 5 marzo 2026, si tratta già del terzo cosiddetto «sciopero scolastico contro il servizio militare obbligatorio». Secondo i dati forniti dagli organizzatori, in tutta la Germania hanno partecipato a questa giornata circa 45.000 studenti.
All’origine delle proteste giovanili c’è la «Legge sulla modernizzazione del servizio militare», entrata in vigore all’inizio dell’anno. La legge prevede che tutti i diciottenni compilino un questionario per valutare la loro «motivazione e idoneità» al servizio nella Bundeswehr. Per gli uomini la compilazione è obbligatoria, mentre per le donne è facoltativa. A partire dal 1° luglio 2027, gli uomini nati a partire dal 2008 saranno nuovamente sottoposti a visita di leva obbligatoria. Per quanto riguarda il nuovo servizio militare, «si punterà sulla volontarietà il più a lungo possibile», afferma il governo federale. «Qualora la situazione in materia di politica di sicurezza dovesse aggravarsi o il numero di volontari non fosse sufficiente rispetto agli obiettivi prefissati, il Bundestag potrà approvare una legge che introduca un “servizio militare obbligatorio in caso di necessità” su richiesta del governo federale».
Questo punto è determinante per i manifestanti: «È vero che con la legge di modernizzazione del servizio militare obbligatorio quest’ultimo non è stato ancora reintrodotto completamente», afferma il portavoce dello sciopero scolastico Hannes Kramer in un’intervista a German Foreign Policy. «Il governo sta proprio valutando: fino a che punto ci si può spingere? Quando si potrà riattivare pienamente il servizio militare obbligatorio? Quali passi occorre compiere a tal fine?».
Nei primi mesi di quest’anno, tutti i diciottenni hanno ricevuto una lettera dal Ministero della Difesa per verificare la disponibilità a prestare un servizio volontario di almeno sei mesi. Secondo il Ministero, l’86 per cento degli uomini interpellati ha restituito il questionario entro i termini previsti. Ciò significa anche che circa 50.000 giovani uomini hanno apparentemente semplicemente ignorato la lettera. In una prima fase saranno sottoposti a visita di leva coloro che nel questionario hanno manifestato interesse per il servizio militare e che sembrano idonei alla Bundeswehr. A partire dall’estate del prossimo anno, però, saranno sottoposti a visita di leva tutti i ragazzi di 18 anni. A tal fine, la Bundeswehr sta attualmente allestendo centri di visita di leva in 24 sedi.
Si tratta di un cambiamento di rotta fondamentale. Nel 2011 il servizio militare obbligatorio era stato sospeso in Germania. Non era «più giustificabile dal punto di vista della politica di sicurezza», secondo quanto affermato dall’allora ministro della Difesa Thomas de Maizière. La Germania aveva bisogno di «forze armate efficienti e finanziabili». A quanto pare, questo non conta più, vista la richiesta di «idoneità al servizio militare». Senza l’obbligo di legge, tuttavia, per il momento si deve ancora ricorrere alle incentivi economici. Se fino alla sospensione del 2011 la paga era di circa 300 euro al mese – una sorta di paghetta un po’ più generosa –, attualmente si offre alle reclute volontarie uno «stipendio iniziale di 2.600 euro lordi». Alla luce della crescente disoccupazione giovanile, non tutti potranno permettersi di rifiutare questa offerta.
«Un colpo basso dopo l’altro»
«Si stanno spendendo molti soldi per questi centri di reclutamento, mentre ci sono scuole che avrebbero urgente bisogno di essere ristrutturate», critica Lisa Alexander, che co-organizza gli scioperi scolastici a Itzehoe, in un’intervista a Multipolar. La diciottenne, insieme ad altri studenti, ha elaborato durante le conferenze sullo sciopero scolastico le richieste da presentare al governo: tra queste figurano, oltre al rifiuto del servizio militare obbligatorio, anche la richiesta di maggiori fondi per l’istruzione e la tutela dell’ambiente, il diritto di sciopero per gli studenti e la consulenza sull’obiezione di coscienza per le classi dell’ultimo anno.
«L’imminente reintroduzione del servizio militare obbligatorio si inserisce in tutta una serie di altre misure, negli attacchi allo Stato sociale, alle reti di sicurezza sociale, in una crescente militarizzazione ideologica e, non da ultimo, nel più massiccio riarmo dalla Seconda guerra mondiale», afferma Hannes Kramer, che oltre al suo impegno per gli «scioperi scolastici contro il servizio militare obbligatorio» è attivo anche a livello di partito politico. Così, nel 2024, lo studente di Gottinga si è candidato per il DKP alle elezioni del Parlamento europeo ed è inoltre membro della Gioventù Operaia Socialista Tedesca (SDAJ), fortemente impegnata nel movimento contro il servizio militare obbligatorio. Il governo federale non fa «nulla nell’interesse dei giovani». «Per noi», dice Kramer, «è sempre un colpo basso dopo l’altro. Uno di questi è l’attuale dibattito sul servizio militare obbligatorio. È stato il punto in cui molti hanno detto: ora basta».
Tentativi di intimidazione
Gli scioperi scolastici non vengono accolti bene ovunque; ci sono minacce e repressioni da parte della politica e delle scuole. «Abbiamo visto studenti chiusi dentro durante lo sciopero; semplicemente hanno chiuso il cancello della scuola», racconta Kramer. A Schweinfurt, Kassel e in altre città, i dirigenti scolastici hanno imposto l’obbligo di presentare un certificato medico per il 5 marzo, per tenere gli studenti lontani dagli scioperi attraverso la pressione delle ore di assenza. «Ci hanno minacciato di segnare assenze e hanno cercato di intimidirci con dei colloqui», racconta Golo Busche di Kiel. Una studentessa è stata temporaneamente fermata dalla polizia perché durante una manifestazione aveva con sé un cartello con la scritta «Friedrich, muori tu stesso sul fronte orientale», come ha riportato la Süddeutsche Zeitung.
Uno studente diciottenne di Kiel ha raccontato alla Berliner Zeitung che un uomo lo avrebbe adescato davanti alla casa dei suoi genitori, presentandosi come collaboratore dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione e volendo parlare dei «limiti della lotta antimilitarista». Lo studente ha reagito sconvolto. «Volevo uscire da quella situazione il più in fretta possibile», dice il diciottenne. «Ho tremato per tutto il tragitto verso la scuola e mi sono guardato continuamente alle spalle.»
Interpellato da Multipolar, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione mantiene il riserbo. «Chiediamo comprensione per il fatto che l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, per principio, non rilascia dichiarazioni pubbliche su questioni che riguardano eventuali aspetti operativi», ha affermato l’autorità.
Da leggere ancora
La Germania prossimamente: la grande potenza militare leader in Europa. L’Italia in coda
Nel Brandeburgo, l’Ufficio per la protezione della Costituzione si è rivolto al Ministero dell’Istruzione e alle scuole chiedendo di segnalare gli studenti che sostengono l’organizzazione di scioperi. Il BSW ha criticato l’iniziativa. Il presidente del gruppo parlamentare e portavoce per la politica interna del BSW nel Landtag del Brandeburgo, Niels-Olaf Lüders, ha dichiarato che i servizi segreti interni stanno «dando la caccia ai giovani politicamente impegnati». Chi si oppone al servizio militare obbligatorio verrebbe «sospettato di estremismo». «Degradare i presidi a “vice sceriffi” dell’Ufficio per la protezione della Costituzione» costituirebbe un «attacco frontale alla libertà di espressione democratica», ha affermato il politico.
Ma c’è anche l’altra campana: la presidente regionale del sindacato dell’istruzione GEW nello Schleswig-Holstein, Kerstin Quellmann, ha invitato alla calma e ha esortato ad applicare il «margine di discrezionalità pedagogica» in caso di assenze. L’impegno politico dei giovani merita «riconoscimento e non sanzioni». Anche singoli insegnanti sostengono gli studenti o partecipano agli scioperi. «Nella nostra scuola un insegnante ha partecipato insieme all’intera classe», riferisce Lisa Alexander a Multipolar.
Accusa di estremismo di sinistra
Gli scioperi scolastici sono sostenuti da iniziative locali, comitati di sciopero e alleanze. Il fatto che tra questi figuri anche la Gioventù Operaia Socialista Tedesca (SDAJ) ha portato all’accusa che circoli di estrema sinistra stiano strumentalizzando gli scioperi. «Un’analisi degli attori e delle strutture mostra che il Partito Comunista Tedesco e la sua organizzazione giovanile SDAJ influenzano in modo determinante la rete nazionale», scrive ad esempio la Hessenschau. «“Sciopero scolastico contro il servizio militare obbligatorio”: i nemici della Costituzione si mobilitano» titolava la Bayerischer Rundfunk.
«Naturalmente anche le organizzazioni giovanili politiche partecipano agli scioperi, ma in un ruolo di sostegno al movimento di sciopero o perché sono essi stessi studenti», afferma Hannes Kramer. «E naturalmente, in quanto comunista, lotto contro la guerra e il servizio militare obbligatorio e per questo mi impegno nel movimento di sciopero scolastico». È evidente che le organizzazioni giovanili di sinistra si battono per la pace, sostiene anche Lisa Alexander nei confronti di Multipolar.
Reclute minorenni
Oltre agli scioperi, gli studenti partecipanti organizzano anche azioni come quelle per scuole libere dalla Bundeswehr. La settimana di mobilitazione in occasione della Giornata dei veterani, tra il 15 e il 22 giugno, ad esempio, ha lo scopo di richiamare l’attenzione sul fatto che le presenze della Bundeswehr nelle scuole sono in aumento. «La Bundeswehr si presenta come un “datore di lavoro normale” e cerca di reclutare giovani e minorenni», critica Lisa Alexander. Gli ufficiali addetti al reclutamento giovanile verrebbero inviati nelle scuole per rendere allettante agli studenti il servizio nella Bundeswehr.
«Qui in Bassa Sassonia, dove vivo, abbiamo il terzo maggior numero di presenze di ufficiali addetti al reclutamento giovanile nelle scuole a livello nazionale», spiega Hannes Kramer. «Sempre più spesso si comportano anche come attori apparentemente neutrali, offrono lezioni di educazione civica e suggeriscono che la Bundeswehr sia praticamente un datore di lavoro giovane e dinamico, che in realtà si impegna solo per la pace e la democrazia, ma – beh, ogni cassetta degli attrezzi ha bisogno di un martello, e in caso di necessità qualcuno dovrà pur tirare fuori il carro dal fango».
In effetti, la Germania è uno dei pochi paesi al mondo ad ammettere i minori nell’esercito: secondo la piattaforma «Unter 18 Nie», solo 46 eserciti reclutano ancora minori, ma solo tre paesi ne ammettono un numero elevato – oltre 500 all’anno –: gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Germania. Secondo la definizione dei Principi di Parigi delle Nazioni Unite (2007), sottoscritti dalla Germania e da altri 112 paesi, questi minori sono considerati bambini soldato (membri minorenni di gruppi armati o eserciti). Il reclutamento di minori è tuttavia in contrasto con i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia: con il «Protocollo facoltativo del 12 febbraio 2002 alla Convenzione sui diritti dell’infanzia relativo al coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati», l’età minima per la partecipazione alle operazioni di combattimento è stata innalzata da 15 a 18 anni.
Da leggere ancora
Come la NATO si è spinta verso est
Tuttavia, la Germania si avvale di una deroga. Questa consente agli eserciti nazionali di reclutare minori, purché ciò avvenga su base volontaria, con il consenso dei genitori e che i giovani abbiano almeno 16 anni. I minori non possono essere impiegati in conflitti bellici o in servizi di guardia armata. «I candidati vengono assunti solo se superano una procedura completa di test di idoneità fisica e psicologica», spiega una portavoce della Bundeswehr in risposta a una richiesta di Multipolar. La professione del soldato è «particolare» e si assumono «solo coloro che hanno valutato tutte le opportunità e i rischi e che quindi dimostrano la necessaria idoneità».
La giudice Renate Winter, presidente del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia, sostiene invece che «la stragrande maggioranza dei bambini reclutati» provenga da contesti poveri o problematici e che spesso abbia difficoltà nella lettura dei testi, «a maggior ragione quando si tratta di testi giuridici». In una prefazione alla traduzione tedesca dello studio «Why 18 matters» di Child Soldiers International (2018), aggiunge: «Né loro né i loro genitori si rendono conto delle conseguenze a lungo termine che comporta la firma di contratti militari piuttosto repressivi».
La piattaforma «Unter 18 Nie» sottolinea inoltre che il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia, incaricato di verificare il rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ha già esortato più volte la Germania ad aumentare l’età di reclutamento a 18 anni e a vietare qualsiasi forma di propaganda militare rivolta ai minori.
Il prossimo sciopero scolastico è previsto per l’autunno. «Continueremo a farci sentire finché il servizio militare obbligatorio non sarà fuori discussione», afferma Ronja Ruh, partecipante allo sciopero di Berlino. «Contrasteremo ogni passo verso l’introduzione del servizio militare obbligatorio».
L’autrice: Susanne Wolf, nata nel 1968, lavora dal 2011 come giornalista freelance. Nel 2013 ha ottenuto il secondo posto al Premio austriaco per le riviste. Nel 2022 è stata co-promotrice della petizione «Per un rinnovamento del giornalismo in Austria». Recentemente è uscito il suo libro «Die Freiheit in mir».
Fonte: MultipolarMagazine
Leggere Susanne Wolf su acro-polis.it ⇓
Sono passati 15 anni da Fukushima
Una novità di Asterios

https://www.asterios.it/catalogo/geopolitica-e-rivoluzione-halford-john-mackinder-e-il-perno-geografico-della-storia