“La gente dovrebbe avere paura”

 

L’0nnipresènte Benjamin Netanyahu  

“Quando Netanyahu ha ripetutamente sollecitato la Cancelleria austriaca ad attuare misure rigorose dietro le quinte già dal 9 marzo 2020, probabilmente lo ha fatto in parte per consolidare il proprio potere all’ombra di tale escalation. Il suo calcolo era evidente: solo se altri capi di Stato avessero seguito la linea dura di Netanyahu, avrebbe potuto farla franca a livello nazionale. La possibilità di dichiarare lo stato di emergenza a causa del coronavirus sembrava allettante per molti politici che, in un modo o nell’altro, si trovavano in difficoltà. Netanyahu, in ogni caso, sembra essere un opportunista che, attraverso le sue decisioni, ha comunque esercitato una notevole influenza sul successivo corso internazionale della crisi.”


https://www.asterios.it/catalogo/che-cosa-e-successo-nel-2020

A distanza di cinque anni possiamo ripercorrere gli eventi del periodo emergenziale 2020-3, che sono stati essenzialmente il tentativo di un colpo di stato globale, in cui praticamente tutti gli Stati hanno agito secondo un copione promuovendo i seguenti postulati del “covidismo”:

1. Agli inizi del 2020 è scoppiata una pandemia da coronavirus: il covid-19.

2. Il covid-19 è una malattia estremamente pericolosa.

3. I tamponi PCR rilevano la presenza del virus, che è contagioso anche negli asintomatici.

4. La pericolosità della malattia ha reso oggettivamente necessarie misure di distanziamento e isolamento sociale, nonché di quarantena per i sani (detti “positivi”) per difendersi dal contagio.

5. Non esiste alcuna cura con farmaci e integratori già conosciuti: bisogna limitarsi ad assumere tachipirina e a una “vigile attesa”, correndo a ricoverarsi se la malattia si aggrava.

6. La pandemia si può sconfiggere soltanto con i vaccini, specialmente quelli di nuova generazione che utilizzano mRNA o DNA transgenico e nanovettori.

La prima parte del libro è dedicata alla confutazione di questi sei postulati. Si passa quindi a descrivere lo Stato di biosicurezza che si è sostituito agli stati liberal-democratici nel periodo emergenziale e le tappe della sua preparazione attraverso esercitazioni culminate in Event 201 nell’ottobre 2019 presso la Johns Hopkins University. La biosicurezza è tuttavia solo uno schermo, vedi le reazioni avverse, negate dalle autorità aggiungendo al danno la beffa.

L’ultima parte indaga gli obiettivi del covidismo, che sono stati molteplici, e sono divisibili in otto temi: 1) fare un sacco di soldi; 2) accentrare il potere fino a instaurare un governo mondiale (un vecchio progetto…) condotto dai capitalisti nel nuovo paradigma dello Stato di biosicurezza; 3) fermare l’economia reale per evitare il crack della finanza; 4) fermare le rivolte che crescevano nel mondo; 5) digitalizzare la vita economica e sociale – mezzo e fine dei due obiettivi successivi (oltre che naturalmente dell’accentramento del potere e dell’accumulo di profitti per chi produce le macchine necessarie): 6) introdurre valute elettroniche controllate dalle banche centrali abolendo il contante, per ingabbiare la popolazione, e 7) introdurre l’identità digitale finalizzata a un sistema di credito sociale come quello vigente in Cina, sempre per ingabbiare la popolazione; 8) l’ottavo e ultimo obiettivo è il più ipotetico: si vuole davvero far diminuire la popolazione mondiale? La risposta a questa cruciale domanda, che sorge spontanea visto come ci hanno trattati, è al momento negativa: la popolazione mondiale ha ripreso ad aumentare e le morti in eccesso non hanno inciso sul trend globale.


 

La Commissione d’inchiesta del Bundestag tedesco si è occupata per prima della questione della valutazione del rischio legato al coronavirus. Solo la revisione al rialzo di tale valutazione da parte del Robert Koch Institute (RKI) ha permesso l’introduzione del lockdown e delle restrizioni ai diritti fondamentali nel marzo 2020. Ma chi ha preso questa decisione? Uno sguardo oltre i confini della Germania rivela cosa accadde allora.

Helge Braun si appoggia alle braccia incrociate per proteggersi. No, la chiusura non è stata decisa domenica 15 marzo 2020. L’allora capo di gabinetto della Merkel parla con calma e, cercando di essere cordiale, guarda il folto gruppo riunito nella Sala Europa al quarto piano dell’edificio Paul Löbe, situato tra la Cancelleria e il Bundestag. Rivolgendosi agli esperti della Commissione d’inchiesta, seduti diagonalmente di fronte a lui, sottolinea che “naturalmente, non avremmo potuto prendere una decisione del genere, né alla Cancelleria né in altre sedi del governo”, che ciò “semplicemente non rientrava nelle responsabilità, nelle competenze di questo gruppo”. Ciononostante, “la necessità di agire, anche con misure appropriate”, è sorta spontaneamente, continua Braun. “In quel periodo, esaminavamo il rischio quasi quotidianamente e abbiamo visto molto chiaramente, proprio in quel lasso di tempo, che stavamo assistendo a una crescita esponenziale. Ed è proprio questo che è così notevole”.

La questione è stata sollevata da Tom Lausen, esperto del partito AfD (Alternativa per la Germania) in seno alla Commissione d’inchiesta sul coronavirus del Bundestag tedesco, dove è stata affrontata per la prima volta il 7 maggio 2026: un quesito centrale dell’intera crisi del coronavirus: chi, e su quali basi, ha autorizzato il Robert Koch Institute (RKI) a impostare la valutazione del rischio a “alto” nel marzo 2020, consentendo così i lockdown e le restrizioni alla libertà? Multipolar aveva cercato di ottenere i verbali del team di crisi dell’RKI principalmente per scoprire la risposta a questa domanda. Questo perché, in tutti i casi in cui le cause intentate dai cittadini per contestare la legittimità delle misure sono state respinte, i tribunali hanno basato le loro argomentazioni proprio su questa valutazione del rischio, che è stata costantemente considerata intoccabile e indiscutibile.

E così, nella primavera del 2024, Multipolar citò il verbale della riunione del team di crisi dell’RKI di lunedì 16 marzo 2020 (che fu poi annullato in tribunale), affermando che “una nuova valutazione del rischio” era stata preparata “durante il fine settimana” del 14-15 marzo e che sarebbe stata “intensificata questa settimana”, “non appena [nome omesso] avesse dato un segnale”. Il fatto che il nome omesso appartenesse all’allora vicepresidente dell’RKI, Lars Schaade, divenne pubblico solo due mesi dopo la pubblicazione del primo articolo di Multipolar. Sotto la pressione di un giudice intransigente del Tribunale amministrativo di Berlino e la frenesia mediatica scatenata dalla pubblicazione del verbale, l’RKI presentò finalmente i documenti non censurati alla fine di maggio 2024, cosa contro cui si era battuta per anni con un esercito di costosi avvocati.

Una decisione politica?

“Sarà potenziato questa settimana” – non “noi dell’RKI lo vogliamo” o “dobbiamo discuterne”, no, “sarà così”. Una decisione politica? Il fatto che l’agenzia non abbia deciso autonomamente sulla valutazione del rischio coronavirus è diventato sufficientemente chiaro dai protocolli dell’RKI, soprattutto dalla fuga di notizie dei documenti completi e delle email interne nel luglio 2024. Ad esempio, il 23 febbraio 2020, Schaade scrisse in un’email a Wieler e ad altri colleghi di alto livello dell’RKI: “Il signor Rottmann [Heiko Rottmann-Großner, capo del sottodipartimento del Ministero della Salute, nota del PS] ha richiesto una valutazione del rischio aggiornata a causa della situazione in Italia”. Il 2 marzo 2020, i protocolli affermano: “Il Ministero federale della Salute (BMG, nota del PS) ha criticato il fatto che l’RKI avesse inizialmente valutato il rischio come troppo basso”. Il governo ha quindi esercitato un’influenza diretta sulla valutazione del rischio dell’RKI. Il Ministero federale della Salute ha fornito informazioni più dettagliate sulle circostanze in una risposta scritta a una richiesta di informazioni dell’AfD nel luglio 2024:

“La decisione di innalzare il livello di rischio dell’RKI a ‘alto’ è stata presa domenica 15 marzo 2020 dall’allora presidente dell’RKI [Lothar Wieler] e dall’allora vicepresidente [Lars Schaade]; nessun altro dipendente dell’RKI è stato coinvolto.”

La decisione è stata quindi presa senza discussione all’interno del team di crisi, al quale il giorno successivo la dirigenza dell’agenzia ha semplicemente impartito un ordine di marcia, imponendo di “ampliare” l’iniziativa. Gli avvocati dell’RKI lo hanno confermato in una lettera inviata al Tribunale amministrativo di Berlino nel settembre 2023 per conto del loro cliente.

“A seguito del completamento di questa revisione, resta il fatto che non esistono ulteriori documenti riguardanti la modifica della valutazione del rischio (…) da ‘moderato’ ad ‘alto’. (…) L’imputato non può divulgare informazioni che non esistono.”

Fino alla pubblicazione dei protocolli RKI, in Germania si presumeva che la decisione di innalzare il livello di rischio fosse stata presa dal team di crisi dell’RKI dopo una consultazione tra gli esperti riuniti al suo interno. Anche l’RKI stesso l’aveva presentata in questo modo, ad esempio nel documento “COVID-19: Basi per la valutazione del rischio dell’RKI”, pubblicato sul proprio sito web nel 2020.

“La valutazione del rischio è formulata dal team di crisi dell’RKI e adattata alla situazione. (…) La valutazione del rischio consiste nella descrizione e nella valutazione della situazione per la popolazione in Germania. Non formula alcuna previsione per il futuro, ma descrive la situazione attuale per l’intera popolazione. (…) I tre criteri o indicatori utilizzati per la valutazione della gravità (= entità del danno) (trasmissibilità, profilo di gravità e onere per le risorse) [vengono] valutati utilizzando quantità misurabili.”

Ma è proprio questo che non era successo. Gli esperti del team di crisi non avevano “valutato”, “formulato” o “adattato” nulla in merito all’innalzamento del livello di allerta; si erano limitati a prendere atto delle istruzioni dei loro due superiori. L’affermazione secondo cui l’RKI (Robert Koch Institute) avesse deciso l’innalzamento del livello di allerta – e quindi la base per il lockdown e lo stato di emergenza – sulla base di una solida consulenza scientifica dei suoi esperti non era più sostenibile alla luce di queste informazioni. L’innalzamento – venuto alla luce solo nel maggio 2026, deciso telefonicamente da Wieler e Schaade senza alcuna documentazione – è avvenuto bruscamente e senza un processo di discussione documentato. Ma su ordine di chi? È quasi inconcepibile che Wieler e Schaade abbiano agito da soli, senza appoggio politico.

15 marzo: l’ufficio del Cancelliere definisce una “direzione principale”

Davanti alla commissione d’inchiesta, Tom Lausen e Stefan Homburg, nominati esperti anche dall’AfD, hanno incalzato i responsabili, Lars Schaade e Helge Braun – uno dei rari momenti in cui l’atmosfera in aula ha ricordato quella di una commissione d’inchiesta parlamentare, un modello che tutti gli altri partiti rappresentati nel Bundestag continuano a rifiutare. Lausen e Homburg hanno presentato un articolo della Süddeutsche Zeitung, pubblicato il 25 aprile 2020, e ne hanno citato un estratto:

“15 marzo. Un piccolo gruppo si riunisce alla Cancelleria, un gruppo che definirà una linea d’azione fondamentale. Oltre alla Merkel, sono presenti il ​​vicecancelliere Olaf Scholz, il capo della Cancelleria Braun, il ministro dell’Interno Seehofer, il ministro della Salute Spahn e il rettore del RKI Wieler. (…) Il gruppo alla Cancelleria concorda su una strategia chiara per evitare un orrore delle dimensioni di quello italiano: mantenere il numero dei contagi il più basso possibile fino allo sviluppo di farmaci e di un vaccino. Ciò significa: un lockdown in Germania.”

Il 15 marzo è stato anche il giorno in cui Wieler e Schaade hanno deciso di aggiornare la valutazione del rischio. Si è quindi trattato di un accordo raggiunto all’interno della Cancelleria? Sarebbe una rivelazione esplosiva. Prima dell’inchiesta, Braun e Schaade hanno fornito risposte evasive. Non c’è da stupirsi: se si fosse trattato davvero di una decisione politica, numerose sentenze della Corte Suprema sulla legittimità delle misure anti-coronavirus sarebbero state invalidate. Queste sentenze sottolineavano tutte che la valutazione del rischio era stata condotta in modo indipendente, basandosi esclusivamente sui fatti, da scienziati esperti, e che costituiva quindi una base solida e accettabile per le successive azioni restrittive del governo. “Fidatevi della scienza”: la gente ha semplicemente creduto alla dirigenza del RKI guidata da Lothar Wieler quando affermava che l’aggiornamento della valutazione del rischio era scientificamente giustificato e non dettato da mere motivazioni politiche. Ma questo non è mai stato verificato da alcun tribunale, parlamento o importante organo di stampa, nemmeno fino ad oggi.

Nel settembre 2024, dopo la pubblicazione dei protocolli dell’RKI, lo stesso Lars Schaade ha ammesso, in qualità di testimone davanti al Tribunale amministrativo di Osnabrück, che l’RKI operava in un ambito influenzato dalla politica nella valutazione del rischio: la valutazione del rischio aveva un “carattere normativo”, secondo Schaade, ovvero stabiliva delle regole e rientrava quindi nella sfera della “gestione” politica.

“Il punto di riferimento è ciò che ci dicono gli scienziati”

Quasi tutto dipendeva da questa decisione. Il 20 marzo 2020, il telegiornale Tagesschau spiegò al suo pubblico : “I costituzionalisti riconoscono che i coprifuoco rappresentano un territorio giuridico inesplorato in Germania. Tuttavia, poiché il Robert Koch Institute valuta il rischio di coronavirus in Germania come ‘alto’, un coprifuoco può essere giustificato sulla base della legge sulla protezione dalle infezioni (…)”. La stessa Merkel si era già rifugiata dietro il RKI in una dichiarazione pubblica del 16 marzo, il giorno dopo il suo incontro con Wieler alla Cancelleria : “Il parametro di riferimento è quello che ci dicono gli scienziati”. Un inganno, visto che era il governo stesso a influenzare questo parametro?

Questa impressione è condivisa da molti che credono che il governo federale abbia agito deliberatamente contro la popolazione durante la pandemia di coronavirus, con intenti malevoli. Altri, invece, considerano l’aggiornamento del tutto normale, una necessità giustificata. Qual è dunque la verità?

Per avvicinarsi a una risposta, sembra opportuno guardare oltre i confini della Germania. Perché all’epoca il “Corona” era ovunque. Il capo epidemiologo svedese, Anders Tegnell, responsabile di un approccio diverso in quel paese, scrisse nel suo libro di quel periodo che c’era una “pressione colossale” a livello internazionale. Tuttavia, la Svezia attribuisce tradizionalmente grande importanza a una “rigorosa separazione tra autorità e governo”, sancita anche dalla legge. “In un paese a governo centralizzato come la Francia, ad esempio, un ministro può interferire nel lavoro in corso, mentre le autorità svedesi possono operare in larga misura in modo indipendente dal governo”. Qual era la situazione altrove?

Isteria da live ticker

Uno sguardo al frenetico notiziario in diretta della settimana di marzo 2020 che ha preceduto l’annuncio del lockdown illustra le dinamiche di quel periodo:

  • Mercoledì 11 marzo: 17:35: L’OMS dichiara l’epidemia di coronavirus una pandemia.
    18:58: Trump incontra i dirigenti bancari alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump incontrerà questa sera i principali dirigenti di Wall Street. La Casa Bianca afferma che discuteranno di come il settore finanziario dovrebbe rispondere alle conseguenze economiche dell’epidemia di virus. Alla Casa Bianca sono attesi gli amministratori delegati di Bank of America, Citigroup, Wells Fargo, Goldman Sachs, Truist Financial e US Bancorp. 22:20: L’Italia chiude bar, ristoranti e negozi.
  • Giovedì 12 marzo: 2:10: Gli Stati Uniti impongono un divieto di viaggio per le persone provenienti dall’Europa a partire da venerdì. 12:25: La Cina ritiene che il picco dell’epidemia sia passato. Il numero di nuove infezioni è in calo. 14:15: La BCE annuncia ulteriori acquisti di obbligazioni. 14:45: Il DAX crolla di oltre il dieci per cento. 20:20: La Francia chiude tutte le scuole del paese. 21:20: Dow Jones: la perdita più pesante in 33 anni.
  • Venerdì 13 marzo: 12:40: Il governo tedesco promette prestiti illimitati. 15:46: La Spagna dichiara lo stato di emergenza a causa del coronavirus. 16:00: Scuole e asili nido in 13 stati tedeschi rimarranno chiusi a tempo indeterminato. 17:15: OMS: l’Europa è ora l’epicentro della pandemia di coronavirus. 20:38: Trump dichiara lo stato di emergenza nazionale.
  • Sabato 14 marzo: ore 20:00: Blocco totale in Francia. Ore 21:06: Israele ordina chiusure generalizzate. Ore 21:13: La Spagna impone il coprifuoco.

Sabato 14 marzo, nella vicina Austria, si verificò una vera e propria bomba politica: il cancelliere Sebastian Kurz annunciò che l’Austria sarebbe passata allo stato di emergenza a partire da lunedì. Il ministro della Sanità austriaco Rudi Anschober scrisse in seguito di questo 14 marzo nel suo libro “Pandemia”: “Il giorno della grande decisione. Una decisione particolarmente importante nella mia vita politica, ma anche un punto di svolta nella storia della Seconda Repubblica. Come un’onda gigantesca, la pandemia si sta diffondendo in Europa da diverse settimane. Sempre più veloce, sempre più alta, sempre più potente. (…) Ora è necessaria un’azione rapida e decisa.”

Rudi Anschober e Jens Spahn alla riunione dei ministri della Salute dell’UE del 25 febbraio 2020 a Roma | Immagine: picture alliance / photothek / Thomas Koehler

Questa era la situazione quando Merkel, Scholz, Braun, Seehofer, Spahn e Wieler si incontrarono alla Cancelleria domenica 15 marzo – e Wieler, insieme a Schaade, decise che il rischio non era più “moderato” ma piuttosto “elevato”. Si trattava di un’isteria incontrollata o di una decisione razionalmente giustificata? Per citare nuovamente il capo di gabinetto della Merkel, Helge Braun: “In quel periodo, monitoravamo il rischio quasi quotidianamente e abbiamo constatato con grande chiarezza, proprio in quel lasso di tempo, che stavamo assistendo a una crescita esponenziale. Ed è questo che è così notevole”.

Crescita esponenziale?

In seguito alla sua comparizione del 7 maggio, il presidente del RKI, Lars Schaade, ha presentato una dichiarazione scritta alla commissione d’inchiesta, che includeva una tabella che evidenziava il forte aumento dei casi di coronavirus nella settimana precedente al lockdown. Anche i dati provenienti dall’Austria, che ha deciso di imporre il lockdown poco prima della Germania, riflettono chiaramente questa crescita esponenziale, almeno a prima vista. Anschober ha fatto riferimento a questo anche nella sessione parlamentare straordinaria del 15 marzo a Vienna.

“Le nostre vite dovranno cambiare drasticamente nei prossimi mesi per poter davvero affamare il virus. (…) Per quanto riguarda i numeri – giusto per illustrare l’andamento –: mercoledì mattina avevamo 206 casi in Austria, giovedì di questa settimana 302, venerdì 428, sabato 602 e stamattina, domenica, 800. – Sono convinto che possiamo fermare tutto questo. Possiamo tenere sotto controllo questi aumenti. È nelle nostre mani, nelle mani di tutti noi, e nella nostra responsabilità condivisa riuscire ad affamare questo virus. Ogni singola persona è ora chiamata e tenuta a fare la sua parte. (Applausi dei Verdi, ÖVP, SPÖ e NEOS, nonché dei membri dell’FPÖ.) (…) Attualmente ci sono 800 persone infette in Austria: dieci persone necessitano attualmente di terapia intensiva, 98 sono in ospedale e la stragrande maggioranza – e anche questo è incoraggiante – l’85% può essere curata a casa e aspettare e vedere se guarisce. – Da questo punto in poi, Auguro a tutti coloro che sono già stati colpiti: buona salute e pronta guarigione!

Nel suo discorso, Anschober si è erroneamente riferito alle persone risultate positive al test per il coronavirus come “malate”, contribuendo in modo significativo alla drammatica situazione. Ma, tralasciando questa questione semantica: che dire dell’allarmante e rapidissimo aumento dei casi? Non giustificava forse a sufficienza le azioni del governo? Multipolar ha ricostruito retrospettivamente questi dati relativi ai test PCR giornalieri a partire dalle pagine archiviate del Ministero della Salute austriaco (qui il set di dati risultante ) e li ha presentati graficamente.

Figura 1: Test positivi al COVID-19 in Austria (“casi”) | Fonte dati: Ministero della Salute austriaco

La curva appare effettivamente allarmante e la sua forma è familiare, ricordando le notizie quotidiane dell’epoca. Sembra avvalorare la tesi di Anschober. Meno noto è il fatto che il valore di riferimento, ovvero il numero di test, sia aumentato in Austria con la stessa rapidità con cui è aumentato in Germania, così come il numero di test positivi. In altre parole: venivano effettuati più test per il virus e, di conseguenza, se ne trovavano di più.

Figura 2: Test positivi (blu) e numero totale di test (arancione) | Fonte dati: Ministero della Salute austriaco

Multipolar aveva già studiato questa correlazione per la Germania nel marzo 2020: l’aumento dei casi in Germania è stato accompagnato da un altrettanto grande aumento dei test, come ha dovuto ammettere anche il Robert Koch Institute (RKI). L’impressione fuorviante della curva in Figura 1, che mostra i casi in modo cumulativo, diventa ancora più evidente quando si guarda invece al numero di nuovi casi e nuovi test al giorno, ovvero quando le cifre non vengono sommate in modo continuo.

Figura 3: Nuovi test positivi al giorno (blu) e numero totale di nuovi test al giorno (arancione) | Fonte dati: Ministero della Salute austriaco

Si può notare che il numero di test giornalieri per il coronavirus in Austria è aumentato vertiginosamente nella settimana precedente il primo lockdown del 9 marzo, passando da 200 a quasi 900. Il dato cruciale, il tasso di positività – ovvero la percentuale di casi positivi sul totale dei test (che indica la diffusione del virus) – è aumentato solo moderatamente nella settimana precedente il lockdown: dal 14% di lunedì al 17% di sabato, giorno in cui il cancelliere Kurz ha annunciato il lockdown.

Figura 4: Percentuale di test positivi al giorno (27 febbraio – 14 marzo 2020) | Fonte dati: Ministero federale della Salute austriaco

Non c’era nulla di “esponenziale” in tutto ciò. Al contrario, la curva del tasso di positività era già in calo alla fine della settimana cruciale. La mancanza di un effetto drammatico diventa ancora più evidente se si considera un arco temporale più lungo, fino al 1° aprile 2020.

Figura 5: Percentuale di test positivi al giorno (27 febbraio – 1 aprile 2020) | Fonte dati: Ministero federale della Salute austriaco

Già il 13 marzo, ancor prima dell’imposizione del lockdown, il tasso di positività si era stabilizzato intorno al 20%. Non vi era alcun segno di una rapida diffusione del virus. Il Ministero della Salute austriaco registrava e pubblicava quotidianamente questi dati, sebbene non fossero presentati in tabelle o grafici, ma semplicemente come totale giornaliero. Internamente, tuttavia, tali tabelle e grafici venivano senza dubbio tenuti aggiornati dagli esperti del ministero. In ogni caso, il tasso di positività non ha continuato a crescere costantemente dopo il 12 marzo. Da quel momento in poi, l’aumento del numero di casi è stato dovuto esclusivamente all’incremento del numero di test effettuati.

Figura 6: Nuovi test positivi al giorno (blu) e numero totale di nuovi test al giorno (arancione) | Fonte dati: Ministero della Salute austriaco

Come già mostrato nella Figura 3, le barre blu (test positivi) sono state “sollevate” dalle barre rosse (numero di test). Questa correlazione era chiara agli esperti. Ad esempio, il verbale del Coronavirus Crisis Team di Colonia, pubblicato nel 2026 e datato 13 marzo 2020, afferma : “Dove si misura molto, si trova anche molto. Al momento non si registra un’escalation”. Analogamente, il Robert Koch Institute (RKI) ha osservato nel verbale del suo team di crisi del 6 aprile 2020 che “sorge spontanea la domanda” se “l’aumento del numero di casi sia dovuto all’incremento dei test”, poiché “un aumento dei test può creare un incremento artificiale senza modificare l’andamento epidemiologico”.

Perché tutto questo trambusto?

Anche altri dati, all’epoca, offrirono motivi di rassicurazione. Per anni, il Robert Koch Institute (RKI) aveva raccolto un campione rappresentativo sulla diffusione dei virus respiratori in Germania (“AGI Sentinel” – un sistema di segnalazione degli studi medici partecipanti), che includeva anche test per il coronavirus a partire dalla fine di febbraio 2020. I risultati erano, in modo disarmante, tutt’altro che drammatici . Il 3 marzo, il protocollo del team di crisi dell’RKI per le indagini del sistema sentinella rappresentativo riportava: “80 campioni testati ieri, tutti negativi”, il 6 marzo: “213 campioni testati ieri, tutti negativi”, e poi l’11 marzo: “Sorveglianza AGI Sentinel: nessun nuovo caso”. Infine, il 13 marzo, immediatamente prima della decisione del lockdown, l’RKI riferì che nella settimana in corso “il SARS-CoV-2 è stato identificato in un solo campione su 192 campioni sentinella esaminati (0,5%)”. Cosa stava succedendo, dunque? Perché tanto clamore?

Anche gli esperti del governo austriaco si ponevano questa domanda. Franz Allerberger, specialista in malattie infettive, igiene e microbiologia, dirigeva il dipartimento di sanità pubblica dell’AGES, l’equivalente austriaco del Robert Koch Institute (RKI), era membro del comitato consultivo della task force del Ministero della Salute di Vienna sul coronavirus ed è apparso più volte in video con il Ministro della Salute Anschober. Già la settimana prima del lockdown, si era espresso a favore dell’approccio svedese. Il 14 marzo, aveva avvertito i suoi colleghi via e-mail:

“Dovremmo cercare di cambiare presto la retorica attuale e abbandonare al più presto il messaggio di ‘un virus molto pericoloso’. Il virus è talmente diffuso che qualsiasi altra strategia porterebbe alla paralisi totale, causando danni collaterali che andrebbero ben oltre il Covid-19. Qualsiasi messaggio che possa essere frainteso come ‘un virus molto pericoloso’ è controproducente. Il Sars-CoV-2 non è pericoloso per oltre l’80% della popolazione.”

Rudi Anschober e Franz Allerberger davanti alla stampa a Vienna il 2 aprile 2020 | Immagine: picture alliance / Hans Punz / APA / picturedesk.com

All’epoca, l’opinione di Allerberger era condivisa da diversi esperti di alto livello a Vienna. Spiegò che, inoltre, nel comitato consultivo del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), di cui era membro, “un terzo degli esperti era dell’opinione” che il virus “non fosse così letale come si pensava, ma piuttosto più simile all’influenza”. Anche il vicepresidente del RKI, Lars Schaade, aveva dichiarato pubblicamente il 28 febbraio : “A mio avviso, la gravità è grosso modo paragonabile a quella di una stagione influenzale da grave a molto grave”.

Ma, stranamente, i governi – e con essi i media – bloccarono completamente tali valutazioni di esperti provenienti da fonti qualificate. Il 12 marzo, Allerberger incontrò il cancelliere Kurz, il quale delineò chiaramente una linea d’azione opposta. Ciò è riportato in un verbale interno del governo di quel giorno, trapelato alle emittenti austriache un mese dopo :

“Kurz chiarisce che le persone dovrebbero temere il contagio o la morte dei propri genitori/nonni. Al contrario, la popolazione teme la carenza di cibo, le interruzioni di corrente, ecc.”

Il fatto che il governo si sia prefissato l’obiettivo di instillare un terrore mortale nella popolazione non solo dovrebbe essere considerato ripugnante e immorale, ma soprattutto richiede una spiegazione, specialmente visti i dati piuttosto modesti. Cosa era successo?

Virus proveniente dal laboratorio

Solo nel marzo 2025 è emerso un dettaglio cruciale: secondo alcune fonti, i servizi segreti esteri tedeschi, il BND, avrebbero informato il capo di gabinetto della cancelliera Angela Merkel, Helge Braun, all’inizio della crisi del coronavirus che il virus era apparentemente di origine artificiale e molto probabilmente proveniente da un laboratorio. La dirigenza governativa ha tenuto segreta questa informazione. Jens Spahn ha dichiarato di non essere stato informato . Interrogata dalla stampa dopo la rivelazione, la stessa Merkel ha affermato di “non poter commentare la questione” e da allora è rimasta in silenzio sull’argomento.

In questo contesto, vale la pena menzionare lo stretto rapporto tra Lothar Wieler e l’allora capo del BND, Bruno Kahl: i due sono “amici intimi”, si conoscono “dai tempi dell’università” e “remano ancora insieme sul lago Wannsee, in un otto con timoniere”, come ha osservato l’ex caporedattore dello Spiegel, Georg Mascolo, nel suo libro del 2021 “Outbreak “. Resta da chiedersi: anche Merkel, Braun e Wieler avevano accesso alle informazioni sulla probabile origine in laboratorio del virus il 15 marzo 2020, quando furono decisi il lockdown e l’innalzamento della valutazione del rischio? Anche il cancelliere austriaco Kurz era a conoscenza del virus artificialmente potenziato quando, il 12 marzo, chiese internamente di seminare il panico, contro il parere degli esperti e le prove fornite dai dati?

I servizi segreti tedeschi non erano certo i soli in Europa a formulare una valutazione così esplosiva. Anche nel 2025, la stampa britannica riportò che il governo britannico era stato informato in modo analogo. Nel marzo 2020, l’ex capo del servizio di intelligence estera britannico MI6, Richard Dearlove, inviò un dossier segreto al Primo Ministro Boris Johnson affermando che non vi erano “ragionevoli dubbi” sul fatto che il virus avesse avuto origine in un laboratorio cinese. Dearlove espresse al Ministero dell’Interno britannico il sospetto che “istituzioni scientifiche negli Stati Uniti e nel Regno Unito avessero cospirato per impedire qualsiasi discussione sull’origine della pandemia di Covid”. Secondo un’indagine del giornalista statunitense Seymour Hersh, la CIA sapeva già dalla fine di novembre 2019, tramite uno dei suoi agenti a Wuhan, che un virus era sfuggito dal laboratorio locale. Ciò coincide con un precedente rapporto dell’emittente statunitense ABC, secondo il quale il National Center for Medical Intelligence (NCMI) dell’esercito americano “aveva avvertito di un’epidemia nella regione cinese di Wuhan alla fine di novembre [2019]”.

Vista in quest’ottica, molte cose diventano plausibili – forse più plausibili dell’ipotesi diffusa secondo cui i leader mondiali dell’epoca cospirarono per opprimere le proprie popolazioni per sete di potere o nell’interesse delle élite e delle multinazionali. Tuttavia, tra queste due prospettive si possono ipotizzare ulteriori sfaccettature. Ad esempio, vi furono numerosi opportunisti, attori che riconobbero la tendenza internazionale – chiunque o qualunque cosa l’avesse iniziata – tentarono di sfruttarla a proprio vantaggio, aggravando ulteriormente la situazione.

Kurz ascolta Netanyahu: Lockdown in Austria

Per arrivare a una figura così opportunista come il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, è necessaria una digressione, ancora una volta passando per l’Austria. Il Cancelliere Sebastian Kurz, allora trentatreenne, cercò ripetutamente di stringere legami con personaggi influenti. Durante il suo mandato come Ministro degli Esteri, visitò la Silicon Valley nel 2015 e dichiarò che le “sfide e crisi globali” richiedevano “un fronte unito tra la politica e i nuovi media come Facebook e altri”. Nel 2018, ora Cancelliere, incontrò Bill Gates, che definì “estremamente stimolante”, e invitò a Vienna il potente CEO di Google, Eric Schmidt. Schmidt elogiò Kurz definendolo “probabilmente il giovane Cancelliere più coerente al mondo” e in seguito gli offrì la sua consulenza . Nello stesso anno, l’energico Kurz fece visita anche al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e gli promise il suo sostegno. Netanyahu in seguito elogiò l’austriaco definendolo un “vero amico di Israele e del popolo ebraico”.

 

Sebastian Kurz e Benjamin Netanyahu 2018 | Immagine: Cancelleria federale austriaca ( Screenshot del video )

A pochi mesi dall’inizio del suo mandato, Kurz aveva già stretto legami profondi con alcune delle figure più potenti del mondo. Il suo rapporto con Netanyahu, in particolare, si sarebbe rivelato cruciale per le sue politiche relative al COVID-19, che a loro volta influenzarono la Germania. Lo stesso Kurz descrisse una telefonata con l’israeliano lunedì 9 marzo 2020 – all’inizio della settimana precedente il lockdown – come determinante. Questa conversazione, disse, fu un “campanello d’allarme” e gli fece comprendere la gravità della crisi del COVID-19. E non fu un episodio isolato. “Ricordo che ci siamo sentiti diverse volte a marzo, e lui disse: ‘Non state prendendo la situazione abbastanza sul serio in Europa, soprattutto in Austria, e dovremmo fare di più’. Quella fu una sorta di campanello d’allarme per me”, scrisse Kurz in una nota di ringraziamento a Netanyahu nell’aprile 2020.


https://www.asterios.it/catalogo/paura-lessico-pandemico-n-9

La paura è il sentimento-shock più contagioso di questo nostro tempo difficile e inatteso, segnato dalla recente pandemia. Ma da sempre l’uomo ha combattuto contro malattie e timori per difendersi e sopravvivere; per cui ogni civiltà è il prodotto di queste lotte. La paura è qui analizzata sul piano filosofico, politico ed esistenziale, ed è vista sia come benefica protezione naturale sia come patologia mentale che può degenerare in fobie, ansie, angosce. Nonostante i mille volti che la paura può assumere (riducibili in fondo al terrore del vuoto e della morte), non bisogna tuttavia aver paura della paura ma vincerla nel coraggio e nella speranza.


Le motivazioni che hanno spinto Netanyahu ad adottare una linea così dura erano probabilmente radicate in dinamiche di potere. Alla fine di novembre 2019, la Procura generale israeliana lo aveva incriminato per corruzione. Il politico aveva tentato invano per mesi di formare un governo, indendo ripetutamente nuove elezioni. Alla fine del 2019, Netanyahu si trovava quindi politicamente indebolito sotto diversi aspetti. I procuratori lo accusavano di aver accettato regali costosi da amici miliardari e di aver concesso, o quantomeno promesso, vantaggi di mercato a magnati dei media in cambio di una copertura mediatica favorevole.

Il processo per corruzione avrebbe dovuto iniziare il 17 marzo 2020. Tuttavia, tre giorni prima, il Ministro della Giustizia di Netanyahu ha dichiarato lo stato di emergenza per i tribunali a causa del coronavirus: quasi tutti i procedimenti sono stati sospesi, compreso il processo contro il Primo Ministro. La settimana precedente, un tribunale aveva respinto la sua richiesta di rinvio del processo.

Lo stato di emergenza come salvezza politica

Netanyahu ha sfruttato prontamente la crisi per riconquistare il potere politico con le misure più dure e autoritarie. “Sta instaurando la ‘prima dittatura del coronavirus’?” titolava Der Spiegel il 20 marzo, scrivendo:

“Il Primo Ministro israeliano Netanyahu sta governando per decreto d’emergenza durante la crisi del coronavirus, rafforzando i servizi segreti e interferendo massicciamente con i diritti personali dei cittadini, senza alcun controllo parlamentare. (…) Mercoledì [18 marzo], Yuli Edelstein, Presidente della Knesset e alleato di partito del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, ha impedito ai membri del parlamento eletti all’inizio di marzo di svolgere il proprio lavoro. Ha sigillato sommariamente la Knesset, impedendo così non solo l’elezione del suo successore, ma anche la formazione di commissioni parlamentari, come ad esempio una commissione che avrebbe potuto monitorare la gestione della crisi del coronavirus da parte del governo. (…) Netanyahu ha quindi dalla sua parte solo una minoranza di rappresentanti eletti dal popolo, mentre il suo Presidente della Knesset e alleato di partito Edelstein sta bloccando i diritti della maggioranza. Pertanto, non sono più solo gli oppositori politici di Netanyahu a parlare di un colpo di stato o dell’imminente fine della democrazia israeliana.”

Nella stessa settimana, Netanyahu ha anche autorizzato il servizio di sicurezza interno Shin Bet a utilizzare i dati dei telefoni cellulari dei cittadini (che erano stati precedentemente raccolti per scopi “antiterrorismo”, come il monitoraggio degli oppositori) per esortare, tramite SMS, le persone infette da coronavirus ad autoisolarsi. Ha fatto arrestare i cittadini che manifestavano contro tali misure davanti al palazzo vuoto del Parlamento. Citando il virus, il primo ministro israeliano ha anche emesso un divieto di assembramenti pubblici, sempre per decreto, senza una risoluzione parlamentare.


 

https://www.asterios.it/catalogo/la-pandemia-della-paura

Clicca sul link per leggere la scheda del volume e le prime 50 pagine!

Kees van der Pijl traccia una mappa del potere e delle classi nello stato di eccezione (quasi) globale dichiarato nel 2020. Da allora il potere cerca di basare il consenso al proprio dominio su un nuovo inganno: l’emergenza sanitaria da Covid, la lotta ad essa tramite misure pseudosanitarie e liberticide, in una fase storica in cui deve ormai essere messo in soffitta persino il consenso neoliberale, che era basato sull’individualizzazione, lo scambio dei diritti dei lavoratori con i “diritti civili” e l’illusione della scelta del proprio destino, per la crescente incapacità del capitalismo attuale di soddisfare i bisogni della classe lavoratrice.


Per chiudere il cerchio: quando Netanyahu ha ripetutamente sollecitato la Cancelleria austriaca ad attuare misure rigorose dietro le quinte già dal 9 marzo, probabilmente lo ha fatto in parte per consolidare il proprio potere all’ombra di tale escalation. Il suo calcolo era evidente: solo se altri capi di Stato avessero seguito la linea dura di Netanyahu, avrebbe potuto farla franca a livello nazionale. La possibilità di dichiarare lo stato di emergenza a causa del coronavirus sembrava allettante per molti politici che, in un modo o nell’altro, si trovavano in difficoltà. Netanyahu, in ogni caso, sembra essere un opportunista che, attraverso le sue decisioni, ha comunque esercitato una notevole influenza sul successivo corso internazionale della crisi.

Ogni giorno siete in tanti, tantissimi, a migliaia a leggere acro-polis.it a sbafo! Ma non basta, dovete leggere libri — molti libri non solo i nostri — che Vi aiutano a capire e a riflettere. Vi preghiamo di sostenerci acquistando i volumi di www.asterios.it e i volumi Libri su carta di acro-polis.it

E che dire di Wieler e Schaade, i capi delle autorità tedesche? Quali considerazioni li hanno guidati il ​​15 marzo 2020? I “numeri dei casi”, la cui irrilevanza è stata convenientemente ignorata? La drammatica dichiarazione del governo Kurz? Le preoccupazioni della Merkel? La conoscenza segreta di una probabile origine in laboratorio, che suggeriva in modo inquietante di trovarsi di fronte a un’arma biologica imprevedibile?

È ancora necessaria una commissione d’inchiesta parlamentare per indagare su questi interrogativi. Non è certo se e quando verrà istituita. Fino ad allora, spetta all’integrità di giudici, parlamentari, accademici e giornalisti, non da ultimo, garantire che la ricerca della verità non si esaurisca.

Fonte: Multipolar Magazine

_______________________________________

Leggere su acro-polis.it ⇓

Come la NATO si è spinta verso est