L’estensione del “Chat Control” dell’UE è un insulto alla democrazia

 

La presidente rieletta dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa (ALDE), Svenja Hahn, ha definito il voto «una vergogna», avvertendo che «apre la porta alla sorveglianza di massa di tutte le comunicazioni private» e che «la sorveglianza delle chat private promossa dagli Stati membri dell’UE rappresenta una minaccia per la nostra libertà e democrazia». Lyudmyla Kozlovska della Fondazione Open Dialogue ha inquadrato la questione in uno schema più ampio di «un potere onnicomprensivo giustificato da uno scopo che suona urgente, poi silenziosamente normalizzato» — prima la privacy finanziaria, poi i dati dei viaggiatori, ora i messaggi. La vera battaglia, ha osservato, si combatterà a settembre sul Chat Control 2.0.


Una novità di Asterios

https://www.asterios.it/catalogo/sessualita-e-normalita

Clicca sul link per leggere la scheda del prezioso volume e le prime 30 pagine!


 

Come Bruxelles abbia fatto ricorso a un espediente procedurale per far passare a forza una proposta di sorveglianza totale già precedentemente respinta dal Parlamento europeo

Giovedì, il Parlamento europeo ha “adottato” l’estensione del “Chat Control 1.0”. Si tratta della sospensione temporanea delle norme UE sulla privacy elettronica che consente alle piattaforme tecnologiche di effettuare scansioni di massa delle comunicazioni private dei cittadini, apparentemente per individuare materiale pedopornografico. Il termine «adottata» è qui posto tra virgolette perché implica qualcosa che evidentemente non è avvenuto: una maggioranza di eurodeputati che votasse a favore. In realtà, 314 eurodeputati hanno votato per respingere il testo, contro i 276 a favore. Eppure è stato approvato comunque.

Ciò è stato reso possibile grazie a un espediente procedurale degno del cinismo più estremo di Bruxelles. Il dossier è stato fatto passare in fretta e furia con una «procedura d’urgenza»: la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha riaperto unilateralmente un dossier che i deputati avevano già respinto a marzo, e il Consiglio lo ha opportunamente rinviato all’inizio della pausa estiva, quando garantire la presenza dei deputati è più difficile. Per respingerlo una seconda volta non sarebbe stata necessaria una maggioranza semplice, ma una maggioranza assoluta: 360 voti. La legge è stata quindi approvata nonostante la maggioranza dei deputati avesse votato contro. Il regolamento rimarrà ora in vigore fino ad aprile 2028, guadagnando tempo per i negoziati sul suo successore ancora più ambizioso, il «Chat Control 2.0».

Come ha osservato l’eurodeputato tedesco Fabio De Masi dopo la votazione, il «Chat Control» è uno «zombie legislativo» — una misura che il Parlamento europeo ha respinto più volte, ma che viene riesumata ripetutamente fino a quando non si ottiene il risultato desiderato. Questo episodio dovrebbe far riflettere coloro che insistono nel sostenere che il deficit democratico dell’UE potrebbe essere sanato conferendo più potere al Parlamento europeo. Ecco il presidente di quella stessa istituzione che collabora con il Consiglio per riesumare un dossier che lo stesso Parlamento aveva seppellito. Se è così che opera il Parlamento, conferirgli ulteriori poteri non farebbe che aggravare questo deficit democratico, conferendo una patina più spessa di legittimità a quella che rimane, in fondo, una macchina esecutivo-burocratica che considera i voti come ostacoli da aggirare.

I difensori dell’esito raggiunto sottolineano un presunto lato positivo: un emendamento del gruppo liberale Renew che esclude dall’ambito di applicazione della legge le comunicazioni alle quali la crittografia end-to-end «è, è stata o sarà applicata», come i messaggi di WhatsApp. Alcuni eurodeputati lo hanno salutato come un barlume di speranza, e probabilmente ha contribuito a racimolare voti sufficienti per evitare una bocciatura definitiva. Ma l’emendamento è in netto contrasto con l’intera logica della scansione di massa, ed è proprio per questo che ci si aspetta che il Consiglio – dove il dossier è guidato dai ministeri dell’Interno, poco inclini alle sottigliezze in materia di privacy – lo stralci quando il pacchetto arriverà sulla sua scrivania nei prossimi tre mesi. Si tratta, in altre parole, di una foglia di fico, progettata per essere rimossa in un secondo momento.

La presidente rieletta dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa (ALDE), Svenja Hahn, ha definito il voto «una vergogna», avvertendo che «apre la porta alla sorveglianza di massa di tutte le comunicazioni private» e che «la sorveglianza delle chat private promossa dagli Stati membri dell’UE rappresenta una minaccia per la nostra libertà e democrazia». Lyudmyla Kozlovska della Fondazione Open Dialogue ha inquadrato la questione in uno schema più ampio di «un potere onnicomprensivo giustificato da uno scopo che suona urgente, poi silenziosamente normalizzato» — prima la privacy finanziaria, poi i dati dei viaggiatori, ora i messaggi. La vera battaglia, ha osservato, si combatterà a settembre sul Chat Control 2.0.

Ed è proprio questo il punto. Il «Chat Control» non ha mai avuto davvero a che fare con i bambini. Questa scansione della corrispondenza privata — cosa che nessuno tollererebbe se applicata alle lettere cartacee — contribuisce ben poco a catturare i veri predatori, che operano sul dark web, mentre sommerge la polizia di falsi positivi. Secondo le stime della polizia federale svizzera, circa l’80% dei contenuti segnalati dal sistema non è nemmeno illegale. Ciò che invece si sta costruendo è un’infrastruttura permanente per la sorveglianza totale, pronta per lo «function creep» e gli abusi, oltre alla verifica obbligatoria dell’età che porrebbe fine all’anonimato online per informatori, giornalisti e dissidenti. L’ex eurodeputato Patrick Breyer l’ha descritto al meglio anno scorso: «Ci stanno vendendo sicurezza, ma ci stanno consegnando una macchina di sorveglianza totale». Quella macchina ha ora superato un altro ostacolo.

Leggere Thomas Fazi su acro-polis.it ⇓

Il colpo di mano di bilancio dell’UE