In occasione di un incontro tra il presidente cinese e quello americano, ha suscitato particolare scalpore il riferimento di Xi Jinping alla “trappola di Tucidide”, la teoria che negli ultimi anni è al centro del dibattito geopolitico sulle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Xi ha dichiarato in particolare che «la Storia e il mondo stanno osservando per vedere se i due paesi riusciranno a superare la “Trappola di Tucidide” e a creare un nuovo modello di relazioni tra grandi potenze».
Il concetto alla base di questa teoria, così come formulato per la prima volta da Graham Allison, descrive l’ascesa di una nuova potenza e l’insicurezza della potenza dominante come un processo inevitabilmente conflittuale. Così, è tornata alla ribalta la discussione sul conflitto «inevitabile» tra Stati Uniti e Cina, che si sintetizza in gran parte nella famosa teoria della «trappola di Tucidide» – che descrive l’ascesa di una nuova potenza e l’insicurezza della potenza dominante come un processo di conflitto inevitabile.
Tuttavia, questa stessa analisi non è neutra. Si fonda su specifici presupposti culturali e epistemologici occidentali, che spesso vengono presentati come universali. Il presente articolo cerca di dimostrare che la «trappola di Tucidide» costituisce in larga misura una costruzione culturale arbitraria, frutto della concezione occidentale del tempo lineare e deterministico e del paradigma antropocentrico che caratterizza la cultura occidentale.
In particolare, la Scuola Realista delle Relazioni Internazionali attribuisce grande importanza ai rapporti di forza e alle pressioni strutturali che questi generano. In questo contesto, la «trappola di Tucidide» assume la forma di una legge della storia. In altre parole, quando emerge una potenza emergente, questa minaccia una potenza consolidata proprio a causa della sua ascesa, e il conflitto diventa quindi inevitabile.
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Questa interpretazione, tuttavia, attinge alla concezione culturale occidentale del tempo e della storia come processo lineare, teleologico e deterministico. Il paradigma epistemologico newtoniano, dominante nella modernità, che ha come «metafora dominante» (dominant metaphor) l’immagine del «mondo-orologio», alimenta l’impressione che la storia si muova per necessità, portando a una forma di fatalismo storico.
Xi ha citato questa teoria come esempio da evitare per le relazioni sino-americane: ha dichiarato a Trump che «le relazioni economiche tra Cina e Stati Uniti sono reciprocamente vantaggiose e caratterizzate da un beneficio reciproco» e che «il raggiungimento del grande risorgimento della nazione cinese e il “Make America Great Again” possono andare di pari passo, in contrapposizione a questa fatalistica visione. Va notato che nemmeno lo stesso Allison ritiene inevitabile il conflitto tra Stati Uniti e Cina.
Stati Uniti, Cina e il conflitto “inevitabile”
Alla base della mentalità che abbiamo descritto si intravede anche l’eredità teologico-culturale del protestantesimo e in particolare del calvinismo, in cui il dogma della predestinazione occupa un posto di rilievo. Max Weber ha dimostrato come questo substrato spirituale abbia influenzato la formazione del modello capitalistico. Nell’immaginario americano, l’idea che il corso degli eventi sia predeterminato influenza non solo le concezioni economiche e sociali, ma anche il comportamento geopolitico.
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La convinzione che gli Stati Uniti e la Cina «debbano» entrare in conflitto rientra in questa visione del mondo. Tuttavia, le moderne teorie del Caos e della Complessità (ChaoPlexity) ribaltano questa immagine di determinismo. Nel quadro di un approccio chaoplexico alla comprensione del mondo e dei fenomeni in esso contenuti, non esiste né un passato necessario né un futuro predeterminato. Piccole variazioni possono produrre conseguenze sproporzionate, diffuse nello spazio e nel tempo (“effetto farfalla”). La storia non è meccanicistica e lineare, ma aperta e dinamica. In questa ottica, la «trappola di Tucidide» non è una realtà deterministica, ma una proiezione culturale.
La «trappola di Tucidide» come costrutto immaginario
Inoltre, l’Occidente, soprattutto dopo il protestantesimo e il capitalismo, ha sviluppato una visione del mondo incentrata sull’individuo. Gli individui all’interno degli Stati e gli Stati nel sistema internazionale sono concepiti come unità autonome in intrinseca competizione tra loro. Questa visione, sancita da teorie quali il darwinismo sociale, il liberalismo e il neoliberismo, raggiunge oggi la sua versione estrema con la cultura «woke», in cui l’individuo viene scollegato da ogni contesto collettivo.
Al contrario, sia la tradizione dell’antica Grecia (polite-oplite, falanx) quanto la cultura greco-cristiana (ecclesiocentricità, sociocentricità) fondano l’esistenza sulla relazione, sulla comunità e sulla partecipazione, e non sulla solitudine competitiva.
Di conseguenza, e questo è particolarmente importante, la tradizione culturale greco-cristiana può oggi offrire un modello alternativo nello studio delle relazioni internazionali, ma anche nella configurazione pratica del sistema internazionale, in cui l’unità degli attori si mantiene «nella diversità».
In combinazione con la filosofia dell’interdipendenza promossa dall’Iniziativa per la Civiltà Globale della Cina (GCI), questa prospettiva può fungere da contrappeso alle ipotesi individualistiche e deterministiche dell’Occidente, offrendo nuove possibilità di cooperazione e di prevenzione dei conflitti. Non è affatto casuale l’importanza che la Cina attribuisce agli studi classici greco-romani, che erano stati messi al bando da gran parte dell’establishment accademico occidentale.
In conclusione, quindi, la «trappola di Tucidide» non è una necessità globale, ma una costruzione immaginaria occidentale. La liberazione dalla prigione deterministica del tempo fatalistico-lineare e dell’individualismo mette in luce il ruolo dei modelli culturali alternativi. La cultura greco-cristiana, con il suo carattere sociocentrico ed ecclesiocentrico, offre una base conoscitiva diversa per la comprensione e la gestione delle relazioni internazionali, aprendo la strada a un nuovo modello di cooperazione e di coesistenza pacifica a livello mondiale.
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