Urna etrusca da Volterra con una performance dell’episodio di Odisseo e delle Sirene. Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Fotografia: Livia Pacera
In Omero le Sirene non hanno nemmeno un nome, ma una di loro era destinata a diventare la mitica fondatrice di Napoli. Il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Francesco Sirano, spiega a Marina Karpozilou come Partenope sia legata alla città e perché, due mila e cinquecento anni dopo, continui a far parte della sua identità.
Dodicesima ristampa! Una chicca che bisogna leggere!
Che fine fecero le Sirene quando la nave di Ulisse si allontanò? La scena è una delle più famose dell’epopea omerica. Legato all’albero, Odisseo ascolta il loro canto, mentre i suoi compagni remano con le orecchie tappate di cera.
Quelle lo invitano a fermare la nave e gli promettono di sapere tutto ciò che è accaduto a Troia, ma anche tutto ciò che accade sulla terra. Odisseo le ascolta, ma la nave prosegue la sua rotta. Omero non ci dice né i nomi delle Sirene né che fine abbiano fatto. Fonti successive le nominano e completano la loro storia.
La Sirena incarna la polivalenza e la complessità di Napoli. Ecco perché la sua figura è sopravvissuta attraverso tanti secoli di storia.
In una versione del mito, era scritto che fossero destinate a morire se qualcuno avesse ascoltato il loro canto e fosse riuscito a passare oltre senza lasciarsi trascinare. Il loro fallimento nel sedurre Ulisse segnò anche la loro fine. Le Sirene caddero in mare e morirono, come prevedeva la profezia. Tra loro c’era Partenope, la Sirena destinata a rimanere per sempre legata a Napoli.
Il suo corpo, secondo la tradizione, fu trasportato dalle onde fino alle rive dell’odierno Golfo di Napoli. Lì gli abitanti le eressero una tomba e il primo insediamento greco della zona prese il suo nome.
Omaggi in argilla trovati a Sant’Aniello a Caponapoli di Napoli. Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Fotografia: Livia Pacera
A distanza di oltre duemila e cinquecento anni, Parthenope è ancora onnipresente a Napoli: nelle monete antiche e nelle fontane, nella tradizione religiosa, nelle canzoni e negli affreschi.
I napoletani non la ricordano semplicemente come una figura della mitologia greca, ma riconoscono in lei qualcosa della loro stessa identità. «Napoli è sempre stata una “città della Sirena”», dice a Marina Karpozilou Francesco Sirano, direttore generale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e uno dei curatori della mostra «Parthenope. La Sirena e la città» («Parthenope. La Sirena e la città»), che resterà aperta fino al 31 agosto 2026.
Oltre 250 opere, dall’VIII secolo a.C. ai giorni nostri, ripercorrono il percorso di Parthenope dalla mitologia antica alla street art contemporanea. Ma dietro agli oggetti e ai reperti archeologici si cela anche una domanda più ampia: perché una città contemporanea continua a riconoscersi in una creatura mitologica e ibrida?
Il direttore generale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Francesco Sirano. Fotografia: Livia Pacera
«Da un punto di vista geomorfologico, Napoli sembra sospesa tra la collina e il mare, con di fronte uno dei vulcani più pericolosi, il Vesuvio», afferma Sirano. «La città e i suoi abitanti condividono con il mito della Sirena un amore per la musica e il canto che non è solo un pittoresco stereotipo. La Sirena incarna la polivalenza e la complessità di Napoli. Ecco perché la sua figura è sopravvissuta attraverso tanti secoli di storia».
La città prende il suo nome e lei ne diventa la protettrice
Sotto l’odierna Napoli, gli scavi degli ultimi anni stanno gradualmente portando alla luce le successive vite della città. I nuovi ritrovamenti non solo completano il quadro dell’antica Parthenope, ma dimostrano che fu fondata prima di quanto credessero gli archeologi.
«Fino a poco tempo fa credevamo che gli Greci di Cime, la più antica colonia greca dell’Italia peninsulare, avessero fondato Partenope come loro colonia nel VII secolo a.C.», spiega Sirano. Gli oggetti e i frammenti rinvenuti a Pitsofalcone, sulla collina dove sorse il primo insediamento, consentono ora di datarlo alla seconda metà dell’VIII secolo a.C. Allo stesso tempo, rivelano che Parthenope faceva già parte di un’ampia rete di scambi commerciali e culturali. «Il materiale archeologico testimonia relazioni con l’intero mondo greco, compresa l’Asia Minore, ma anche con il mondo degli Etruschi», osserva.
Basso rilievo con Sirena della chiesa di San Pietro in Alba Fucens, Italia, XII secolo. Castello Piccoloni, Celano, Collezione Torlonia e Museo di Arte Religiosa di Marsica. Fotografia: Livia Pacera
Informazioni importanti sulle fasi successive della città sono state fornite anche dagli scavi effettuati per la costruzione della metropolitana, che hanno raggiunto strati storici risalenti al Neolitico. «Sappiamo ormai che Neapolis fu fondata all’incirca tra il 550 e il 520 a.C., sulla base di un progetto accurato che sfruttava la sua posizione rispetto al mare e ai venti», afferma Sirano. Partenope e Napoli – la «Città Nuova» – non erano, quindi, lo stesso insediamento. La prima si sviluppò a Pitsofalcone, mentre la seconda fu fondata in seguito, a breve distanza, secondo un piano urbanistico ben organizzato. Il mito della Sirena, tuttavia, passò dall’una all’altra.
Anfora di formatura nera con una figura di Sirena. Museo Archeologico di Georges Vallet, Sorrento. Foto: MiC – Musei nazionali della Campania
La testa di Partenope era raffigurata sulle monete dell’antica Neapolis, mentre in suo onore venivano organizzate cerimonie pubbliche e giochi. Intorno al 450 a.C., l’ammiraglio ateniese Diotimo giunse in città alla guida di una spedizione militare e, seguendo un oracolo, offrì un sacrificio alla Sirena. «Istituì inoltre in suo onore una lampadadromia, una staffetta in cui gli atleti correvano tenendo in mano una torcia accesa», spiega Sirano.
Nel I secolo d.C. l’imperatore Augusto riportò in auge la gara, cercando in tal modo di presentarsi come il nuovo fondatore della città. Dagli scavi della metropolitana proviene anche la testa di una statua dello stesso periodo, ispirata alle raffigurazioni dei generali ateniesi del V secolo a.C. «Lo abbiamo identificato come una copia del ritratto di Diotimo», conclude Sirano.
Mostra di monete dell’antica Neapolis e la testa dell’ammiraglio Diotimo. Fotografia: Livia Pacera
«La trasformazione da una creatura con ali e piume a una creatura con coda di pesce e squame»
La Parthenope venerata dagli antichi abitanti di Napoli non assomigliava alla sirena che abbiamo oggi in mente. Le antiche sirene venivano raffigurate come creature con testa di donna e corpo di uccello. La coda di pesce è apparsa secoli più tardi. «La trasformazione da una creatura con ali e piume a una creatura con coda di pesce e squame comincia a diventare evidente nel Medioevo», afferma Sirano. «Il primo a descrivere le sirene come donne-pesci fu Aldelmus di Malmesbury, nell’VIII secolo d.C., nel “Liber monstrorum de diversis generibus”». Insieme al loro corpo cambiò anche il modo in cui esercitavano il loro fascino. «In questo testo non c’è traccia delle donne-uccelli. Le Sirene tornano alla loro natura di seduttrici malvagie che ingannano i marinai. Il mezzo del loro fascino, tuttavia, è ormai la loro bellezza e non più il suono della loro voce o la promessa della conoscenza».
Da pericolosa seduttrice si trasforma in una divinità benevola che protegge gli esseri umani – e in particolare le donne – nei momenti cruciali della vita, come il matrimonio e la morte.
Per diversi secoli le due forme coesistevano. In un rilievo della cattedrale di Bari, risalente alla fine dell’XI secolo, la Sirena conserva ancora le ali. In un rilievo del XII secolo proveniente dalla chiesa di San Pietro ad Alba Fucens, appare invece con la coda di pesce. Partenope subì anche una seconda, più profonda trasformazione: da creatura pericolosa divenne protettrice della città.
«Una Sirena è una creatura mitologica, non umana. Pertanto non può realmente morire», afferma Sirano. «La caduta di Parthenope in mare segna il suo passaggio a una nuova dimensione: da pericolosa seduttrice diventa una divinità benevola che protegge gli esseri umani – e in particolare le donne – nei momenti cruciali della vita, come il matrimonio e la morte».
Sullo sfondo, viene proiettato un matrimonio, che si riferisce al ruolo protettivo che Parthenope ha gradualmente acquisito. Fotografia: Livia Pacera
La sua trasformazione si completa quando il suo corpo si identifica con il luogo in cui è stata portata a riva. «La Sirena che muore nella baia diventa simbolicamente la città stessa. La città prende il suo nome e lei ne diventa la protettrice».
Santa Patrizia e l’ultima metamorfosi della Sirena
Se il Direttore Sirano dovesse scegliere un solo oggetto per raccontare il legame di Partenope con Napoli, non sceglierebbe una moneta antica o un vaso. Sceglierebbe l’ultimo reperto del percorso: il busto d’argento di Santa Patrizia, proveniente dal famoso Tesoro di San Gennaro. «Il mito di Partenope ha molte sfaccettature ed è in continua evoluzione», spiega. «L’oggetto che rappresenta al meglio l’ultima trasformazione della Sirena e il suo legame con la città è il busto d’argento di Santa Patrizia».
Busto d’argento di San Patrizia dal Tesoro di San Gennaio, 1625. Fotografia: Livia Pacera
Secondo la tradizione, Patrizia era una discendente dell’imperatore Costantino. Rifiutò un matrimonio combinato e lasciò Costantinopoli via mare insieme a un gruppo di compagne. Nel VII secolo d.C. giunse all’isolotto di Megarida, ai piedi del Pitsofalcone – proprio nel punto in cui sorgeva l’antica Parthenope. Una donna giunge dal mare proprio nel luogo in cui, secondo il mito, era stato portato a riva il corpo della Sirena.
La Sirena postmoderna che vive ancora a Napoli
Partenope, tuttavia, non appartiene solo all’archeologia o all’antica tradizione religiosa di Napoli. Negli ultimi anni la città è tornata in vari modi alla sua mitica fondatrice. Paolo Sorrentino ha dato il suo nome all’eroina del suo film «Parthenope», che funge da incarnazione umana della città stessa. Nel dicembre del 2025 è stata rappresentata per la prima volta al Teatro San Carlo, trent’anni dopo la sua composizione, «Partenope. Musica per la Sirena di Napoli», l’unica opera scritta da Ennio Morricone. L’opera inizia e finisce con un coro in greco che invoca la «Madre di Napoli», mentre il narratore parla in dialetto napoletano.
L’identità non è qualcosa di scolpito nella pietra una volta per tutte, ma il risultato di un’evoluzione continua.
La Sirena continua tuttavia ad apparire anche sui muri della città. Tra le sue rappresentazioni contemporanee, il Direttore Sirano distingue la «Ciaciona» del muralista Trallallà. Nel dialetto napoletano la parola descrive una donna formosa. «Questa figura non corrisponde allo stereotipo della bellezza convenzionale», afferma. «La Sirena postmoderna è una donna autentica, popolare e sensuale. È proprio questa vicinanza alla vita reale a rendere il mito parte integrante della quotidianità dei napoletani, che si sentono unici nella loro complessità e nella loro capacità di infrangere gli schemi consolidati».
La sirena “Ciaciona” di Trallalà. Fotografia: Sabrina Del Gaudio
Dalla creatura alata dell’antichità all’odierna «Ciaciona», Partenope ha cambiato forma molte volte, senza perdere il suo posto nell’identità della città. «Napoli era una città greca», afferma il signor Sirano. «Il mito di Partenope ha attraversato secoli e luoghi e si è costantemente rinnovato, proprio come l’identità di Napoli, che si è plasmata grazie al contributo dei diversi popoli che l’hanno abitata. L’identità, del resto, non è qualcosa che viene scolpita nella pietra una volta per tutte, ma il risultato di un’evoluzione continua».
Questo sito installa cookie e altri strumenti di tracciamento:
• tecnici necessari per il funzionamento del sito, per l'utilizzo non serve il tuo consenso;
• profilazione, anche di terza parte, necessari per offrirti servizi in linea con i tuoi interessi, per l'utilizzo serve il tuo consenso.
Cliccando “Accetta tutto” acconsenti all'utilizzo di tutti i cookie. Cliccando “Preferenze” potrai configurare le tue scelte. Cliccando "Chiudi" verranno installati solo i cookie tecnici.
Per saperne di più consulta la nostra Informativa Cookie
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
Cookie
Duration
Description
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional
11 months
The cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
viewed_cookie_policy
11 months
The cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.