Fratturare l’umano: senso e significato in alcune analisi di J. Lacan e E. Bazzanella

Il presente contributo, seguendo le analisi di E. Bazzanella e J. Lacan, seppur concentrandosi su tematiche apparentemente isolate, tenta di mostrare che, se il soggetto e i significati, siano un qualcosa costitutivamente fratturati, mutevoli, scomposti, allora, gli stessi fenomeni odierni, dalla politica alle nuove tecnologie, siano da interpretarsi, isomorficamente, in termini analoghi.


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Le fratture ossee, com’è risaputo, provocano, oltre al dolore, una discontinuità parziale o totale dell’osso interessato, separano un pezzo, in origine, unico. La metafora della frattura è indicativa per l’oggetto di queste pagine: il soggetto e il significato. Come ogni metafora, però, anch’essa ha i suoi limiti. Se da una parte, infatti, abbandonare/rompere una determinata immagine dell’umano, tramandataci dalle nostre tradizioni, può causare dolore, dall’altra, però, l’osso in questione, in origine, non era unico. Sarebbe riduttivo, oltre che irrispettoso, pensare davvero che lungo la storia dei pensieri, l’umano di ogni epoca abbia conservato intatta l’immagine di sé e delle sue pratiche esistenziali. Sebbene sia comodo suddividere la storia delle idee in tappe rappresentative non c’è dubbio che, sfogliando le opere di diversi autori di una stessa epoca, il panorama risulti essere variegato: insomma, come per il discorso concernente le transizioni dell’umano, anche quello delle fratture appare, in un certo senso, fuorviante.