Antisemitismo e nazionalsocialismo

I nazisti persero la guerra contro l’URSS, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, ma vinsero la loro guerra, la loro «rivoluzione» contro gli ebrei d’Europa. Non solo riuscirono a sterminare sei milioni di bambini, donne e uomini ebrei, ma distrussero una cultura antichissima, quella del giudaismo europeo. Questa cultura si distingueva per una tradizione che incorporava una complessa tensione tra il particolare e l’universale; tensione interna che si duplicava in una tensione esteriore, che caratterizzava la relazione degli ebrei con l’ambiente cristiano circostante. Gli ebrei non fecero mai completamente parte delle società nelle quali vivevano; e mai, tuttavia, si trovarono completamente esclusi da esse. Ciò ebbe per gli ebrei delle conseguenze spesso funeste, ma talvolta molto fruttuose. Questo campo di tensione, in seguito all’emancipazione, si era sedimentato nella maggior parte degli individui ebrei. Nella tradizione ebraica, la risoluzione ultima di questa tensione tra il particolare e l’universale, è una funzione del tempo, della storia: l’avvento del Messia. È possibile che di fronte alla secolarizzazione e all’assimilazione, l’ebraismo europeo avrebbe rinunciato a questa tensione; forse questa cultura sarebbe gradualmente scomparsa come tradizione vivente, prima che la risoluzione della tensione tra il particolare e l’universale si fosse realizzata. Questa domanda rimarrà per sempre senza una risposta.

 

Quale rapporto intercorre tra antisemitismo e nazionalsocialismo? Nella Germania Federale, il dibattito pubblico su questo tema è caratterizzato dalla dicotomia tra i liberali e i conservatori, da un lato, e la sinistra, dall’altro. Liberali e conservatori tendono a mettere l’accento sulla discontinuità tra il passato e il presente: quando evocano il passato nazista, si focalizzano sulla persecuzione e lo sterminio degli ebrei, e tralasciano altri aspetti centrali del nazionalsocialismo. In questo modo, intendono sottolineare la presunta «discontinuità assoluta» che separerebbe la Repubblica Federale dal Terzo Reich. Così, l’accento posto sull’antisemitismo, permette loro paradossalmente di evitare un confronto radicale con la realtà sociale e strutturale del nazionalsocialismo. Questa realtà non si è certo completamente dissolta dopo il 1945. In altri termini, la condanna dell’antisemitismo nazista serve anche da ideologia di legittimazione del sistema attuale. Questa strumentalizzazione è possibile solamente nella misura in cui si tratta l’antisemitismo principalmente come pregiudizio, come ideologia del capro espiatorio, celando così il rapporto intimo tra l’antisemitismo e gli altri aspetti del nazionalsocialismo.