Un cavallo vapore allora, 1.582 oggi

 

“Man mano che i chilometri scorrono, torno a una convinzione fondamentale. Molti cosiddetti strateghi geopolitici e politici sostengono che le civiltà dell’Oriente e dell’Occidente siano destinate a scontrarsi piuttosto che a cooperare. Marco Polo sapeva bene che non era così. All’estremità più lontana della più lunga strada verso Oriente, non trovò nemici, ma una civiltà brillante e sofisticata, desiderosa di scambiare idee con la stessa prontezza con cui scambiava merci. La Via della Seta non è mai stata un unico filo, tanto meno un muro. Fin dall’antichità, la Via della Seta è stata una vasta rete di interconnessioni. La globalizzazione è un segno distintivo della civiltà, dall’antichità fino alla nostra epoca. Impegniamoci per una globalizzazione della pace, dell’armonia tra culture diverse e dello sviluppo sostenibile per tutti i giovani di oggi, i Marco e le Maria Polo del XXI secolo.”

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Ripetere fino alla noia

che il sistema-mondo moderno attraversa una crisi totale e irreversibile. Il sistema non è — per la sua stessa natura — in grado di dare una risposta alle sue enormi e intrinseche contraddizioni. Non è più riformabile. Ogni tentativo di riforma lo porterà sempre di più verso il totalitarismo e l’autoritarismo estremo, anche a quello più idiota e comico.

Il riscaldamento climatico è il problema dei problemi, una enorme e intrinseca insanabile contradizione.

Le guerre in corso, brutali fino all’inverosimile, sono combattute per il controllo e la gestione delle risorse energetiche. Chi possiede e/o controlla le fondi primarie, potrà sedersi e far parte intorno al tavolo della trojka che deciderà il nostro futuro energetico e non solo, cioè la nostra vita.

Oggi in mezzo a questa spaventosa crisi sistemica che ci è crollata addosso non ci rimane che pensare all’utopia del bene comune e condivisibile. L’energia appartiene a tutti. Chi la possiede la condivide in modo equo e sostenibile per se con chi non la possiede.

AD

Marco Polo: un percorso di pace, cultura e sviluppo sostenibile

Settecentocinquanta anni fa, un diciassettenne veneziano partì verso est e non tornò a casa per un quarto di secolo. Marco Polo lasciò la laguna veneziana nel 1271 con suo padre Niccolò e suo zio Maffeo: tre mercanti a cavallo diretti, alla fine, alla corte di Kublai Khan. La loro spedizione procedeva con un cavallo per ogni viaggiatore.

Il nostro gruppo di quattro persone — mia moglie Sonia, il nostro amico Patrick Zhong, suo figlio Jimmy e io — ha appena intrapreso lo stesso viaggio verso est, dove l’Occidente incontra l’Oriente lungo l’antica Via della Seta. Non voglio far finta che stiamo affrontando un viaggio spartano come fece il giovane Marco. La nostra carovana è una BYD Denza completamente elettrica, e i modelli di punta di quella gamma raggiungono l’incredibile potenza di 1.582 horsepower in una guida silenziosa e fluida.

Ma se mettiamo da parte i cavalli vapore e i sette secoli e mezzo, il viaggio rimane lo stesso: la curiosità rivolta con decisione verso est, la convinzione che la strada più sicura verso la pace passi attraverso gli incontri umani, e una lunga fila di sconosciuti che si trasformano in nuovi amici già alla seconda tazza di tè.

Lo chiamiamo il «Marco Polo Drive per la pace, la cultura e lo sviluppo sostenibile»: 12 paesi, 15.000 chilometri, 43 giorni, da Roma a Hong Kong. Abbiamo iniziato, opportunamente, nella Città Eterna, sede del Papato, perché, come i Polo prima di noi, stiamo portando un messaggio del Papa verso est: nel nostro caso, la nuova enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, un appello alla pace e all’uso saggio e umano delle nostre potenti nuove tecnologie. Un tempo i Polo trasportavano messaggi tra Papa Gregorio X e Kublai Khan attraverso un mondo diviso. L’obiettivo, a quanto pare, non è cambiato poi così tanto nel corso di 750 anni.

Da leggere

Lettera enciclica Magnifica Humanitas di Padre Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell’IA

Da Roma abbiamo puntato l’auto verso nord e a Bologna ci siamo fermati per ricaricare — ed è qui che il XXI secolo si è annunciato in grande stile. Grazie alla “ricarica rapida” di BYD e alle sue straordinarie batterie Blade, abbiamo raggiunto il 97,5% di carica in meno di nove minuti, prima ancora che arrivasse il nostro espresso. Marco Polo misurava i propri progressi in stagioni e passi di montagna; noi misuriamo i nostri in minuti trascorsi alla stazione di ricarica e nella straordinaria facilità di attraversare l’Eurasia senza consumare una goccia di petrolio. Questo, in breve, è uno dei messaggi principali del viaggio: che le tecnologie verdi che stanno arrivando possono servire l’umanità, unirci più strettamente e alleggerire la nostra impronta ambientale, tutto in una volta.

Mentre scrivo, stiamo procedendo verso Venezia — la città natale dei Polo, la città da cui iniziò il loro viaggio e alla quale, un quarto di secolo dopo, fecero ritorno. Da lì il nostro itinerario si dirige verso la Croazia e la Serbia, la Bulgaria e la Turchia, attraverso il Caucaso verso la Georgia e l’Azerbaigian, oltre il Mar Caspio verso il Kazakistan e l’Uzbekistan — Khiva, Bukhara, Samarcanda, nomi che ancora oggi evocano viaggi attraverso le steppe — e infine in Cina, a Xi’an, Shanghai e Shenzhen, per concludersi a Hong Kong alla fine di luglio.

Diversi governi ci hanno riservato un’accoglienza calorosa e non vediamo l’ora di incontrare, lungo il percorso, leader politici, imprenditoriali e culturali — e, con altrettanto entusiasmo, studenti, autisti, negozianti e i giovani che stanno ereditando questo mondo interconnesso. Il nostro fermo desiderio non è solo quello di parlare, ma anche di ascoltare.

Per chi volesse unirsi a noi, terrò un corso online mentre saremo in viaggio: un’aula itinerante sulla storia della Via della Seta, sullo sviluppo sostenibile e su quell’idea antica, ostinata e necessaria secondo cui le nazioni stanno molto meglio cooperando piuttosto che scontrandosi. Potete iscrivervi tramite la SDG Academy; la strada è aperta a chiunque abbia una mente curiosa. La pagina di iscrizione è qui: https://sdgacademy.org/course/the-marco-polo-drive/

Man mano che i chilometri scorrono, torno a una convinzione fondamentale. Molti cosiddetti strateghi geopolitici e politici sostengono che le civiltà dell’Oriente e dell’Occidente siano destinate a scontrarsi piuttosto che a cooperare. Marco Polo sapeva bene che non era così. All’estremità più lontana della più lunga strada verso Oriente, non trovò nemici, ma una civiltà brillante e sofisticata, desiderosa di scambiare idee con la stessa prontezza con cui scambiava merci. La Via della Seta non è mai stata un unico filo, tanto meno un muro. Fin dall’antichità, la Via della Seta è stata una vasta rete di interconnessioni. La globalizzazione è un segno distintivo della civiltà, dall’antichità fino alla nostra epoca. Impegniamoci per una globalizzazione della pace, dell’armonia tra culture diverse e dello sviluppo sostenibile per tutti i giovani di oggi, i Marco e le Maria Polo del XXI secolo.

La nostra Denza romba dove un tempo arrancavano i cavalli dei Polo. L’enciclica che portiamo ha un nuovo titolo, ma il messaggio è lo stesso: se ci incontriamo faccia a faccia, la pace smette di essere un’astrazione o una formula e diventa una realtà quotidiana e una gioia.

A presto, da qualche parte più a est.

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