La Germania oggi, e domani? «Una responsabilità russa»

La Germania oggi, e domani?

♦ Quattro settimane dopo il ritrovamento di un drone all’aeroporto di Lipsia, il ministro dell’Interno Dobrindt e il ministro degli Esteri Wadephul dichiarano, nel corso di una conferenza stampa congiunta, che il governo è ormai certo che dietro tutto ciò ci sia la Russia. Su quali elementi si basano? Un’analisi.

♦ Lavrov: “Avvio di una vera guerra” le accuse della Germania sul drone a Lipsia. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato martedì che le accuse contro Mosca da parte dell’Occidente di essere stato coinvolto nell’incidente del drone all’aeroporto di Lipsia in Germania erano, “in gran parte l’inizio di una vera guerra”, ha riferito l’agenzia di stampa statale russa TASS.

♦ Elezioni in Sassonia-Anhalt – pietra miliare per l’ascesa dell’estrema destra l’Alternativa per la Germania (AfD). Secondo l’ultimo sondaggio della rete pubblica ZDF, l’AfD, guidata dal 35enne Ulrich Sigmund, dovrebbe assicurarsi il 41%. L’estrema destra sembra essere sull’orlo della vittoria nelle elezioni do oggi nello stato di Sassonia-Anhalt, la Germania orientale, che potrebbe essere uno sviluppo senza precedenti in Germania dopo il 1945, indebolendo ulteriormente il cancelliere Friedrich Merz.

 

 

 

 

 

Per molto tempo il governo federale si è astenuto dall’attribuire chiaramente la responsabilità. Il 1° settembre, però, c’è stata una svolta. Il ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt legge davanti alle telecamere una breve dichiarazione:

«Per quanto riguarda nello specifico il tentato attentato all’aeroporto di Lipsia del 4 agosto, disponiamo delle seguenti informazioni: sono stati utilizzati mezzi come la configurazione dei droni, vari componenti, esplosivi e dispositivi di innesco che ci sono noti da altre operazioni ibride della Russia e dalla sua guerra contro l’Ucraina».

Così il ministro inizia la sua spiegazione. Sembra vago: nessuna prova concreta, ma piuttosto una considerazione di plausibilità. Le autorità riconoscono uno schema noto. Il problema è di natura fondamentale: nelle «altre operazioni ibride» a cui l’attuale dovrebbe assomigliare, le prove a carico della Russia sono altrettanto deboli o inesistenti. L’argomentazione si trasforma così in un circolo vizioso. Dobrindt prosegue:

«La tecnologia rilevata sul posto e l’interazione dei singoli elementi devono essere definite professionali e rivelano un alto livello di competenza tecnica e un notevole dispendio organizzativo nella pianificazione e nell’esecuzione del reato.

Questa valutazione appare implausibile già a prima vista. Un ordigno che non esplode non rivela alcun «alto livello di competenza tecnica», anzi. Il quotidiano «Die ZEIT» riporta attualmente che gli investigatori hanno trovato «a pochi metri dal drone (…) una lattina contenente esplosivo». A pochi metri di distanza? Dobrindt prosegue:

«L’esecuzione finale del tentato attentato è da attribuire alla sfera di agenti di basso livello.»

Con «agenti di basso livello» si intende, secondo il governo federale, dei dilettanti reclutati da un servizio segreto su Internet in cambio di modeste somme di denaro, al fine di coprire le proprie tracce. Qui sorge una contraddizione: da un lato, nell’incidente del drone si sarebbe dovuta riconoscere una «coordinazione professionale» e un «elevato livello di competenza tecnica», dall’altro il governo sospetta che gli autori siano dilettanti privi di formazione. Le due cose non tornano.

La tesi dei dilettanti reclutati online manca in generale di plausibilità: perché una potenza nucleare come la Russia, dotata di un enorme apparato di intelligence, dovrebbe affidarsi a dilettanti non addestrati per un attacco militare contro un paese della NATO? Per paura di essere smascherata? Ma allora l’operazione non sarebbe nemmeno riuscita. I pianificatori a Mosca sono quindi del tutto incompetenti?

«La visione d’insieme del tentato attentato del 4 agosto all’aeroporto di Lipsia si inserisce nel noto schema delle operazioni ibride russe in Europa. Le informazioni provenienti dai servizi di intelligence confermano questa conclusione. Tali informazioni indicano che le persone coinvolte hanno agito per conto di enti statali russi.»

Questo è l’unico punto della dichiarazione di Dobrindt in cui egli accenna ai responsabili. Tuttavia, non vengono citati nomi né si fa riferimento a relative indagini penali, né tantomeno a un eventuale atto d’accusa sostanziale della Procura contro queste persone. La ZEIT riporta nel frattempo che gli investigatori ipotizzavano la presenza di più autori. Il Procuratore generale federale sta indagando «contro due indagati»: «Tracce di DNA accertate nel caso conducono in Lituania, Finlandia e Polonia». Questo è quanto riporta la ZEIT.

Dobrindt non ne fa menzione. Si limita piuttosto ad affermare in modo generico:

«Nel loro insieme, le indagini di polizia, i modelli di azione e le informazioni dei servizi segreti dimostrano la responsabilità russa per il tentato attentato all’aeroporto di Lipsia. Il governo federale giunge quindi alla conclusione che la Russia sia responsabile dell’attacco ibrido avvenuto a Lipsia il 4 agosto».

Punto. Tutto qui. La conferenza stampa di Dobrindt dura appena sette minuti, le successive osservazioni di Wadephul nemmeno cinque, senza nulla di concreto sui risultati delle indagini. Successivamente, i due ministri scompaiono in fretta dietro le quinte. Non viene data risposta alle domande della stampa – e del resto non è nemmeno previsto che lo si faccia. Eppure non mancano certo le domande sull’incidente del drone.

Le telecamere di sorveglianza mostrano infatti che il drone, che non rappresentava una minaccia, volava già da quattro ore all’interno dell’area aeroportuale prima di essere notato. Il telegiornale ne ha dato notizia già il 6 agosto:

«Secondo quanto emerso dalle autorità investigative, martedì scorso [4 agosto] verso le 23:42 alcuni dipendenti dell’aeroporto avrebbero avvistato un drone mentre volava “sospeso” a terra tra due aerei cargo Antonov della compagnia aerea statale ucraina “Antonov Airlines”. (…) Gli investigatori hanno (…) nel frattempo potuto analizzare anche le riprese delle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto. L’analisi delle immagini delle telecamere della sala di controllo di sicurezza, il centro centrale di sorveglianza e coordinamento dell’aeroporto, avrebbe rivelato che il drone era apparentemente già entrato nell’aeroporto dalla zona sud alle 19:28, per poi atterrare sul piazzale. Nelle riprese video non si vedrebbe alcun nuovo decollo del drone. A quanto pare, però, alcune ore dopo il drone si trovava a bassa quota tra gli aerei cargo ucraini parcheggiati, quando il dipendente dell’aeroporto lo ha notato.”

La domanda è ovvia: se un servizio segreto straniero volesse compiere un attentato, perché lascerebbe che il proprio strumento del delitto volasse in modo così evidente per ore in territorio nemico? Una risposta plausibile potrebbe essere: questo drone doveva essere scoperto e quindi ha continuato a volare finché qualcuno non lo ha notato. Questa ipotesi, tuttavia, amplia notevolmente la cerchia dei possibili responsabili. Infatti, molti potrebbero avere interesse a far percepire al pubblico tedesco la minaccia rappresentata dai droni – ma non necessariamente anche a provocare un’esplosione: tutti coloro, ad esempio in patria e all’estero, che vogliono coinvolgere più intensamente la Germania nella guerra con la Russia. Se la Germania appare direttamente minacciata, è più facile giustificare un atteggiamento intransigente e anche un’escalation nei confronti della Russia. Inoltre, ne traggono vantaggio anche quegli ambienti del settore privato che promuovono grandi investimenti pubblici, ad esempio in un sistema di difesa dai droni.

Resta comunque possibile che dietro l’incidente ci sia la Russia. Senza prove più concrete e una plausibilità – anche oggettivamente verificabile – rimangono tuttavia delle domande. Il fatto che Dobrindt e Wadephul abbiano eluso tali domande il 1° settembre indica quanto poco sicuri possano essere della loro posizione. Ancora la ZEIT:

«Il cancelliere federale Friedrich Merz e il ministro dell’Interno Dobrindt sanno già da tempo, più precisamente da metà agosto, che probabilmente dietro l’attentato ci sono agenti russi; poco prima era pervenuta una segnalazione da parte di un servizio di intelligence straniero che forniva indicazioni sui presunti autori e sui loro legami con i servizi russi.»

Un servizio di intelligence straniero come elemento scatenante dell’attribuzione di colpa? Quale, esattamente? Tutto ciò che è essenziale rimane vago. Quanto sia necessaria cautela con tali informazioni lo dimostra il modo in cui è stato gestito un altro presunto avvistamento di un drone russo proprio quel 4 agosto. A tal proposito, si leggeva inizialmente sui media:

«Come emerge dai rapporti della polizia, nel contesto del ritrovamento si è verificato un ulteriore incidente. Secondo quanto riportato, un aereo cargo, che non poteva atterrare a causa della chiusura dello spazio aereo, è entrato in collisione con un altro oggetto a poche centinaia di metri di quota nei pressi dell’aeroporto. Dopo l’atterraggio in un aeroporto alternativo ad Hannover, gli agenti della polizia federale hanno documentato lievi danni alla parte anteriore del velivolo. La polizia della Bassa Sassonia classifica il caso, secondo una nota, come un possibile reato contro la sicurezza dello Stato. Successivamente, il Ministero federale dell’Interno ha confermato l’incidente.»

Nell’edizione delle 20:00 del telegiornale «Tagesschau» del 5 agosto si è parlato, in questo contesto, di «un secondo oggetto volante ancora sconosciuto». Il commentatore ha spiegato: «Non è chiaro da dove provenissero gli oggetti volanti né chi li pilotasse». Il 25 agosto il Tagesschau ha aggiunto a tal proposito:

«Secondo le informazioni fornite da NDR, WDR e Süddeutsche Zeitung (SZ), allo stato attuale delle indagini gli investigatori ritengono che siano stati utilizzati non uno, ma diversi droni. (…) Oltre al primo drone, rinvenuto all’aeroporto nella notte del 4 agosto verso le 23:42, un secondo drone sarebbe entrato in collisione con un aereo cargo della DHL poco dopo, intorno alle 00:03. (…) L’aereo avrebbe urtato il drone all’altezza della recinzione dell’aeroporto a una velocità di diverse centinaia di chilometri all’ora. Pochi secondi prima, i piloti dell’aereo avrebbero avvistato un oggetto di circa 30 centimetri. Anche un’analisi delle immagini radar avrebbe successivamente fornito indicazioni relative a un piccolo oggetto volante.”

Il 1° settembre è poi arrivata la soluzione sorprendentemente semplice dell’enigma, nascosta nelle note a piè di pagina di un articolo su tagesschau.de:

«Secondo le informazioni fornite dalla redazione di Berlino dell’ARD, non sono state confermate le notizie relative a un altro drone che, nella notte tra il 4 e il 5 agosto, si sarebbe scontrato con un aereo cargo della DHL nelle immediate vicinanze dell’aeroporto. Di conseguenza, gli investigatori ritengono che si trattasse probabilmente di un uccello.»

Verrebbe da sorridere. Tuttavia, le speculazioni sfrenate e incontrollate a cui si prestano media apparentemente seri appaiono tutt’altro che divertenti nel contesto dell’attuale situazione bellica, in continua escalation. È estremamente pericoloso. I media, verrebbe da gridare ai colleghi, non dovrebbero ripetere a pappagallo comunicati non ufficiali e informazioni trasmesse con discrezione dai servizi segreti. Dovrebbero porre domande critiche. Un invito che al momento sembra cadere nel vuoto.

Fonte: multipolar

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