Una potente esplosione di onde radio dalle profondità dell’universo abbatte i record di distanza e apre nuove strade in astronomia.
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Più di 10 miliardi di anni fa, quando non esistevano ancora né la Terra né il Sole, una misteriosa esplosione di energia si è verificata in una galassia lontana. Il segnale ha poi viaggiato attraverso l’universo per miliardi di anni, fino a raggiungere la Terra ed è stato registrato dagli astronomi.
Questa è una raffica estremamente potente di onde radio, che si stima sia la più lontana raffica di radio ad ala rapida (FRB) rilevata fino ad oggi. Secondo il Guardian, la scoperta, presentata in un nuovo studio sulla rivista scientifica Science, riporta gli scienziati a un’epoca in cui l’universo aveva appena tre miliardi di anni.
Il segnale ha percorso una distanza corrispondente a circa l’80% della storia dell’universo, battendo il precedente record di distanza di oltre due volte.
Le rapide eruzioni radio, conosciute come FRB, sono uno dei fenomeni più enigmatici dell’astronomia moderna. Si tratta di impulsi radio estremamente brevi ma potenti, che nel giro di pochi millisecondi possono rilasciare tanta energia quanto il Sole emette nel corso di mesi o addirittura anni.
Le prime esplosioni di questo tipo sono state scoperte nel 2007 e da allora sono state oggetto di intense ricerche scientifiche. La loro origine rimane άγνωστηsconosciuta, mentre a volte si è addirittura speculato sull’attività extraterrestre. Tuttavia, gli scienziati stanno esaminando diverse spiegazioni astrofisiche.
Una delle teorie prevalenti collega le esplosioni con magnetari, stelle di neutroni che hanno campi magnetici estremamente forti.
Più di 10.000 esplosioni radio rapide sono state registrate fino ad oggi, ma il meccanismo che le provoca non è stato completamente chiarito.
Il nuovo segnale, chiamato FRB 20240304B, è stato identificato dal radiotelescopio MeerKAT in Sudafrica. I ricercatori hanno quindi utilizzato il telescopio spaziale James Webb della NASA per identificare la galassia da cui proviene. I dati hanno rivelato una galassia molto piccola e giovane, in cui le stelle si sono formate a un ritmo estremamente veloce e che aveva un piccolo contenuto di elementi chimici più pesanti.
Il Dr. Themiya Nanayara, dell’Università di Sydney e uno dei principali ricercatori dello studio, descrive quanto questa scoperta ci dica in passato. “Quando è stata creata questa esplosione, non c’era la Terra, non c’era il Sole”, dice.
L’origine del segnale da una galassia così giovane è un elemento importante per gli scienziati che cercano di capire cosa causa le rapide esplosioni radio. Come spiega Nanayara, qualunque sia il meccanismo che li crea, dovrebbe essere in grado di spiegare perché il fenomeno si verifica anche in galassie molto giovani con elementi chimici leggermente più pesanti.
Un’altra caratteristica che lascia perplessi gli astronomi è che le esplosioni radio rapide non si comportano tutte allo stesso modo. Alcuni sono costantemente ripetuti, altri emettono segnali per qualche tempo e poi si fermano, e ci sono quelli che vengono registrati solo una volta. “Alcune si ripetono per un po’ e poi si fermano. E ce ne sono altre che accadono solo una volta e non le rivediamo mai più”, spiega Naniyakara.
Attualmente, gli scienziati non sanno se FRB 20240304B è stato un evento isolato o se la galassia lontana darà altri segnali corrispondenti. Questo, tuttavia, non diminuisce il valore scientifico della scoperta.
La cosa particolarmente interessante è che gli scienziati possono sfruttare le esplosioni radio rapide per studiare l’universo, anche senza sapere esattamente cosa le causa.
Mentre le onde radio viaggiano nello spazio, sono influenzate dalle particelle che incontrano sul loro percorso. Studiando queste influenze, gli astronomi possono calcolare la quantità di materia che il segnale è passato, compresa la materia che non è visibile ai telescopi ottici.
Il professor Matthew Bales, della Swinburn University e uno degli astrofisici coinvolti nella scoperta iniziale degli FRB, presenta il nuovo studio per confermare il potenziale di queste esplosioni per esplorare l’universo. Come spiega, sono un modo fondamentale per calcolare quanti esistono nell’universo.
L’astrofisica Dr. Sarah Webb, sempre della Swinburn University, che non è stata coinvolta nello studio, sottolinea che le esplosioni radio rapide possono essenzialmente essere utilizzate per misurare la quantità di materia che attraversano fino a raggiungere la Terra.
La registrazione di FRB 20240304B crea nuove possibilità per lo studio delle aree dell’universo che fino ad oggi sono state estremamente difficili da esplorare. Nanayakara spiega che rilevare scoperte radio più lontane consentirebbe agli scienziati di mappare la materia che non possono osservare direttamente nell’universo primordiale.
Il Dr. Webb sottolinea anche che la nuova scoperta rafforza la possibilità che le esplosioni radio rapide fossero particolarmente frequenti nei primi miliardi di anni di storia cosmica.
E mentre le loro vere origini sono ancora un mistero, gli scienziati hanno già nelle loro mani uno strumento prezioso per esplorare il lontano passato dell’universo.
Fonte: stampa estera, NASA.