Sir Walter Scott (1808) scrisse la celebre frase: “Oh, che intricata ragnatela tessiamo quando per la prima volta ci dedichiamo all’inganno”. Un commentatore moderno l’ha riformulata così: “Dite sempre la verità… è più facile da ricordare”.
Le bugie creano inevitabilmente una rete di false narrazioni. Per molti versi, è una metafora del peccato stesso. Il peccato genera peccato, che a sua volta genera peccato, e la rete ci intrappola in un mondo di menzogne. Un singolo filo di una ragnatela è minuscolo e fragile. Tuttavia, la combinazione di centinaia di questi fili riesce a trattenere efficacemente la preda.
La strana “natura” del male è che non è nulla. Il male non ha un essere. Solo Dio può donare a qualcosa il dono dell’esistenza. Tutto ciò che Dio ha creato è, quindi, intrinsecamente buono nella sua natura. Il male, secondo i Padri della Chiesa, è un parassita, una distorsione del bene, un traviamento. Ogni menzogna condivide questo aspetto di nullità (è persino meno di un filo di ragnatela). Tuttavia, le menzogne, prese insieme, hanno il potere di tessere una falsa realtà.
Se osserviamo la rete di menzogne che si snoda nel tempo, diventa evidente che la “realtà narrativa” del nostro mondo è in gran parte frutto di immaginazione. Naturalmente, se un numero sufficiente di persone crede a questa immaginazione, essa conferisce maggiore peso al “nulla” che ci circonda (per quanto paradossale possa sembrare). Per quanto le nostre vite siano intrappolate nella realtà narrativa della nostra cultura, ci dibattiamo come mosche intrappolate in una ragnatela.
Fortunatamente, c’è un abisso tra la realtà narrativa di una cultura e il mondo reale. Gli alberi non mentono. La terra non mente. Le ragnatele non mentono. Le rocce dicono la verità. Certo, la narrazione su queste cose può essere falsa quanto qualsiasi menzogna. Questa distinzione tra il mondo inteso come verità e la narrazione intesa come menzogna può essere molto utile per riflettere sulla vita cristiana.
San Giovanni scrisse:
«Non amate il mondo né le cose del mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo – la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita – non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa, e anche la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.» (1 Giovanni 2:15-17)
Quando si confronta questa affermazione con Giovanni 3:16 (“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio diletto…”), è facile che alcuni si confondano. “Dio ama tanto il mondo…” ma “se qualcuno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui…”. Qual è la versione corretta? La risposta si trova nell’uso della parola “mondo”, poiché essa svolge una doppia funzione. In Giovanni 3:16, “mondo” si riferisce a tutte le persone della terra. In 1 Giovanni 2, “mondo” descrive la “realtà narrativa” e le strutture invisibili e in qualche modo demoniache che essa crea e che governano le nostre vite. Il contesto è fondamentale.
La Lettera di San Giacomo usa un linguaggio ancora più forte di quello di San Giovanni nel condannare il peccaminoso “mondo del web”:
«Adulteri e adultere! Non sapete che l’amicizia con il mondo è inimicizia con Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.» (Giacomo 4:4)
Non si riferisce letteralmente ad “adulteri e adultere”. Piuttosto, dichiara che la nostra amicizia con le forze e i poteri oscuri del “mondo” e le sue false narrazioni ci allontana dalla purezza della nostra fedeltà a Dio. Diventiamo adulteri spirituali. È un pensiero che mi viene in mente quando sento voci che suggeriscono che dovremmo essere in “dialogo” con la secolarizzazione, che la vita e l’insegnamento della Chiesa dovrebbero considerare vari adattamenti alla modernità (intesa come falsa narrazione).
Niente di tutto ciò suggerisce che dovremmo vivere nella paura, né che dovremmo abbandonare l’amore per ogni essere umano. Si tratta, piuttosto, di un confronto con la realtà che ci invita a comprendere la natura di ciò che ci circonda, così come la posizione del Vangelo al suo interno. Tradizionalmente, ci viene insegnato a essere “nel mondo” (nel senso migliore del termine), ma non “del mondo” (nel senso peggiore del termine).
L’intricata rete di menzogne che costituisce gran parte della nostra cultura ha il potere di allontanarci dall’amore di Cristo. Ad esempio, ho scritto ripetutamente sulla narrazione moderna del “rendere il mondo un posto migliore”. È stato uno slogan, in una forma o nell’altra, praticamente di ogni programma di sterminio di massa nella storia moderna. Ne ho scritto con attenzione perché è tra le menzogne più pervasive e ampiamente accettate nella rete che ci lega. Fornisce una copertura per un’enorme quantità di attività umane in cui ci illudiamo di fare del “bene”, ma lo facciamo con falsi parametri e al servizio di una falsa visione. Non ci è mai stato comandato di “rendere il mondo migliore”. Solo Dio sa cosa significhi “migliorare”. Ci è stato comandato di fare del “bene”, misurato secondo gli insegnamenti del Vangelo.
La cruda verità è che la rete di menzogne che ci circonda non migliorerà. In nessuna parte delle Scritture si suggerisce che questo aspetto delle nostre vite e del loro contesto cambierà. Anzi, le Scritture indicano che la tendenza è nella direzione opposta:
«Sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili. Gli uomini infatti saranno egoisti, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, empi, senza affetto, implacabili, calunniatori, incontinenti, crudeli, nemici del bene, traditori, sconsiderati, arroganti, amanti dei piaceri piuttosto che di Dio, avendo l’apparenza della pietà, ma rinnegandone la potenza. Da costoro allontanati!» (2 Timoteo 3:1-5)
È bene precisare che questi “tempi pericolosi” sono costituiti dai comportamenti umani. È nella rete di questi comportamenti, nelle bugie che raccontiamo a noi stessi e agli altri, che si annida il pericolo per le nostre anime. Nulla del mondo (il mondo reale della creazione di Dio) è cambiato. Gli alberi, le rocce e tutto ciò che ci circonda rimane intatto. Per questo motivo esorto le persone a prestare attenzione a ciò che è a portata di mano, a fare “la cosa buona successiva”. Le cose lontane ci vengono spesso presentate attraverso narrazioni false e distorte. Le “notizie”, ad esempio, non sono quasi mai “notizie”. Sono storie che ci vengono raccontate con uno scopo, e questo scopo va sempre oltre la semplice trasmissione di informazioni.
Cristo non ci ha abbandonati, né ci ha abbandonati, alle potenze di questo “mondo”. Ci ha donati gli uni agli altri nella pienezza della vita della Chiesa. Lì ci viene detto di “dire la verità nell’amore”. Poche cose potrebbero essere più essenziali per la vita di un cristiano. Non ci chiediamo: “Qual è il mio posto nelle strutture narrative di questo mondo?”. Verrà un giorno in cui tutto ciò che non è della verità (nato da Dio) sarà spazzato via nel suo nulla. Solo ciò che ha vera esistenza rimarrà. Questa sarà la natura del giudizio.
Mentre ci avviciniamo alla grande festa dell’Assunzione della Madre di Dio (Dormizione), mi viene in mente questo versetto del suo Akathistos:
Rallegrati, o ricevitore della Sapienza di Dio!
Rallegrati, o tesoro della Sua dispensazione!
Rallegrati, da cui i filosofi vengono sventati!
Rallegrati, da cui i professori vengono istruiti!
Rallegrati, sebbene molte menti siano perplesse!
Rallegrati, perché molti miti vengono distrutti!
Rallegrati, da cui le tele ateniesi vengono squarciate!
Rallegrati, da cui le reti dei pescatori si riempiono!
Rallegrati, che ci trai fuori dall’abisso dell’ignoranza!
Rallegrati, che illumini molti con la conoscenza!
Rallegrati, o nave di coloro che cercano la salvezza!
Rallegrati, o porto dei viaggiatori della vita!
Rallegrati, o Sposa nubile!
Chiudo con queste parole di San Paolo, vere allora e vere ora:
Badate dunque a comportarvi con prudenza, non da stolti, ma da saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi. Perciò non siate insensati, ma comprendete quale sia la volontà del Signore. (Efesini 5:15-17)
Autore: Padre Stephen Freeman è un arciprete della Chiesa ortodossa in America.
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Il cristianesimo ha introdotto nella cultura occidentale sia una visione vettoriale e teleologica della storia, sia l’idea di rivoluzione, pensata sotto l’aspetto spirituale, sol che si pensi al concetto di «uomo nuovo» in Paolo di Tarso. Le rivoluzioni verificatesi nel Novecento hanno prodotto una secolarizzazione di questa visione, soprattutto nei casi in cui esse hanno dato vita ai regimi politici totalitari. Questa secolarizzazione ha registrato diverse conseguenze, a cominciare dall’umanizzazione del male: questo non aveva più un’origine trascendente, ma era stato introdotto dagli uomini (gli ebrei per il nazismo, il capitalismo per il comunismo); e così come era stato introdotto, poteva anche essere debellato definitivamente, a opera appunto della rottura rivoluzionaria. Se le rivoluzioni moderne hanno secolarizzato la visione cristiana della storia, due domande s’impongono: si è proprio del tutto realizzato il weberiano «disincanto del mondo»? E il cristianesimo è proprio del tutto estraneo alla modernità?